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Lombardo ter. Se questo è il nuovo, forse era meglio Totò vasa vasa …

I recenti fatti regionali hanno portato molti, interessati, a parlare di grande operazione politica del presidente Lombardo che in un sol colpo è riuscito a dividere il PDL di Berlusconi e spostare l’asse del potere verso l’intellighenzia di sinistra e dell’antimafia, inconcludente e a parolaia.

Oggi l’inciucio si chiama condivisione di progetti per il cambiamento e per le riforme. Fa più chic.

Come nel governo nazionale, la giunta regionale pensa di nascondere la propria incapacità politica pensando alle riforme non pensando minimamente che l’unica cosa vecchia e logora e proprio la politica attuata dall’attuale casta siciliana.

La svolta di Lombardo verso sinistra con un governo di minoranza (31 deputati su 90) con l’appoggio esterno finto del PD che ha “nominato” due assessori in sostituzione dei due del PDL lealista (?) della corrente Schifani/Alfano ora perdente, e ovviamente otterrà posti di sottogoverno importanti, è piena di incognite soprattutto per la Sicilia che da oltre 18 mesi non ha un governo che governi.

Si parla, a sproposito, di milazzismo, cercando di trovare similitudini tra gli eventi siciliani del 1959 che videro protagonista sfortunato il deputato democristiano Silvio Milazzo che mise su una maggioranza trasversale DC, PCI e Msi , che furono preludio al tentitavo del primo inciucio storico nazionale che quasi venti’anni dopo prese il nome di “compromesso storico” tra D.C. e P.C.I. e  che costò la vita ad Aldo Moro.

Allora, con tutti i difetti della politica siciliana comunque sempre vassalla di Roma, c’erano politici, oggi, invece, troviamo una casta sempre attenta a come mantenere i piccoli e grandi feudi che con la politica dell’assistenzialismo sono riusciti a creare.

Nell’operazione di Lombardo non c’è niente di politica per il popolo, c’è molto invece, di politica di casta, lontana anni luce dal popolo che ha la pretesa di rappresentare.

Il presidente Lombardo ha imbarcato il PD che voleva la testa dell’assessore Armao per presunti conflitti di interessi mentre oggi fa finta di non vedere che Armao rimane in giunta.

Le contraddizioni del Presidente sono manifeste e le nomine degli assessori e dei funzionari ne sono la conferma.

L’uomo del rinnovamento sta dimostrando con i fatti di essere parte di quella politica che a parole intendeva contrastare.

L’apoteosi degli inciuci e delle contraddizioni.

Il governo Lombardo appare, anche alla luce delle recenti nomine, più un tribunale che un governo politico considerato che ci sono ben due magistrati nominati assessori, Massimo Russo e la figlia di Rocco Chinnici, il magistrato ucciso dalla mafia, e prima ancora c’era Giovanna Ilarda, assessore nella prima giunta Lombardo, rinominato dopo il primo rimpasto e che ha rifiutato l’incarico.  

Nel tentativo di mantenere la poltrona di presidente della Regione Siciliana, Lombardo ha coinvolto Lucia Borsellino, figlia di quell’eroe siciliano che risponde al nome di Paolo Borsellino, le cui paure sembrano manifestarsi.  

Persone con nomi altisonanti che da soli non possono evitare il tracollo politico del presidente che si definiva autonomista.

Raffaele Lombardo da Catania, l’uomo che parlò di autonomismo salvo poi dimenticarlo cammin facendo, sa di essere arrivato al capolinea e le nomine di magistrati ed ora anche di figli di illustri eroi siciliani, ed ovviamente  l’inciucio con il PD dell’antimafia, sembra non comprendere la grave situazione socio economica in cui ha cacciato l’Isola.  

Secondo il deputato Salvino Caputo, il governo regionale versa in un grave stato confusionale. “ Abbiamo assistito inermi  ha dichiaratoCaputo – allo stato di generale confusione in cui versa il Governo in materia di Programmazione. Dopo il siluramento della Palocci, il Governo nomina Bob Leonardi e dopo avere registrato il totale fallimento di quest’ultimo. Lo propone alla guida dell’Ufficio di Bruxelles, determinando il ritorno in Sicilia di Attaguile. Adesso Viene confermato Felice Bonanno alla Programmazione, anche se i risultati sono stati modestissimi e Attaguile viene riinviato a Bruxelles, e Leonardi inviato ad altro incarico”.

L’uomo del cambiamento ci sta drammaticamente confermando che in Sicilia “la verità è il tutto e il contrario di tutto dove si cambia il nulla per non cambiare nulla (vedasi gli esempi  SISE e riforma (?) sanitaria)” e dove si fa carriera secondo l’appartenza politica e non per meriti.

La politica del governo Lombardo, insipiente e gravemente deficitaria, ricalca quella della casta siciliana che dal lontano 1946 “regna” con assolutezza e nepotismo sull’Isola.

Se questo è il nuovo dopo Cuffaro, forse sarebbe stato meglio tenersi Totò vasa vasa.