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Caso Graviano. I parolai dell’antimafia continuano a delegittimare la Magistratura

Ciò che sta succedendo a seguito della revoca delle condizioni di isolamento diurno   a Giuseppe Graviano dimostra, per l’ennesima volta, l’esistenza di una certa casta dell’antimafia di professione e di una miriade di antimafie delle parole.

 La Magistratura, in applicazione di una precisa norma di legge varata dal Parlamento italiano, ha revocato l’isolamento diurno a Graviano , eppure, contro questa decisione si sono scagliati tutti i paladini dell’antimafia, o meglio, tutti quei paladini che nel nome dell’antimafia esistono e cercano di darsi una legittimazione ad esistere.

Si assiste quindi, per l’ennesima volta, al pianto del coccodrillo di certa politica delle chiacchiere che in Parlamento vota le leggi per poi criticarle quando queste vengono applicate.

La dichiarazione di Peppe Lumia, la cui “nomina” alle ultime elezioni è stata imposta dalla piazza dell’antimafia parolaia che ha obbligato il PD a rivedere le liste e quindi di non escluderlo come era stato deciso dalla segreteria nazionale, è chiarificatrice di una situazione assurda: “Con la revoca dell’isolamento diurno gli si lancia un messaggio e si apre di fatto una trattativa tesa a comprare il suo silenzio su quanto è avvenuto realmente durante la stagione stragista 92/93. Bisogna reagire con fermezza  e chiedere subito il ripristino della misura. Lo  farò in Aula e in Commissione antimafia e chiederò anche che si accertino le responsabilità di questa scelta disastrosa, che la dice lunga su quanto si voglia realmente fare luce sulle collusioni mafiose”.

Lumia, il paladino dell’antimafia, almeno così si afferma, con una sola dichiarazione ha delegittimato la Magistratura e chiarito che l’antimafia si fa con le parole.

Lumia, come molti,  interviene probabilmente senza conoscere gli atti che hanno portato alla decisione del Tribunale di Palermo, in questioni che riguardano l’applicazione di leggi che lui e gli altri mille deputati e senatori hanno approvato in Parlamento, per la maggior parte delle volte senza aver cognizione di quanto andavano ad approvare.

Nell’antimafia dei parolai, e di professione come diceva Sciascia, non esiste autocritica.