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A Natale un pensiero alle condizioni inumane al limite della tortura fisica e psicologica dei detenuti nelle carceri siciliane

L'Ucciardone

L'Ucciardone

Alla Magistratura va riconosciuto senza dubbio il merito di combattere una guerra impari, per mezzi e per uomini, contro le organizzazioni mafiose e non, ma, c’è un aspetto del lavoro dei magistrati,  che lascia molti dubbi, e cioè il modo in cui esercitano, a volte con arroganza e a volta con semplicismo, il loro potere di togliere la libertà a chiunque sulla base delle loro convinzioni. 

La semplicità o semplicemente l’abuso della carcerazione preventiva motivata con la possibilità dell’inquisito di “inquinare le prove”, è disarmante e nell’immaginario collettivo i Pubblici Ministeri, sono spesso considerati dei veri e propri inquisitori senza scrupoli. 

Nella stragrande maggioranza dei casi, i pubblici accusatori utilizzano l’enorme potere a loro concesso pavidamente dalla politica, con saggezza e senso civico, purtroppo si evidenziano casi, specie in Sicilia con la scusa della mafia, di qualche magistrato che probabilmente non pondera con sufficiente attenzione l’uso della carcerazione preventiva e durante le fasi delle inchieste (è questo abnorme in uno stato di diritto), e quindi senza alcuna precisa prova di colpevolezza, dispongono la restrizione personale e il loro mantenimento in carcere anche nelle fasi dibattimentali quando viene meno anche il motivo della possibilità di inquinamento delle prove stesse e nel caso non ci fosse questo pericolo, ecco che viene paventata la possibilità di fuga …

L’orrore italiano è assistere a carcerazioni preventive perchè il magistrato non è stato in grado di acquisire prove certe durante la fase delle inchieste. 

Agli errori dei magistrati non c’è alcuna possibilità di riparazione e soprattutto, questi impiegati dello stato non vengono mai chiamati a rispondere dei loro sbagli, a volte clamorosi.   

Una aberrazione italiana che offende la dignità di un intero popolo. 

La carcerazione preventiva è diventata nel tempo un metodo di tortura, tollerato e permesso da una classe politica incapace di dettare norme a tutela della giustizia e della libertà individuale del cittadino, sempre pronta però a tutelare oltre ogni lecito i propri compagni di avventura parlamentare.

Le galere siciliane non sono né peggiori né migliori di quelle continentali e gli uomini di buona volontà che siedono al Parlamento, cristiani e molto pii, al di là di parole e condivisione delle problematiche del sistema carcerario italiano che  presenta, senza tema di smentite, condizioni di soppressione della dignità umana, e condizioni degradanti fino al limite della tortura fisica e mentale, nulla fanno per mettere ordine nel sistema della giustizia e delle condizioni dei detenuti. 

Le carceri siciliane come la Fortezza di Spielberg, dove come si ricorderà fu rinchiuso Silvio Pellico per scontare la condanna a 15 anni di carcere duro per cospirazione contro gli austriaci, ma il famigerato Ucciardone forse supera la tragedia dello Spielberg e il nuovo supercarcere di Palermo che si dice sia costata la vita al generale Dalla Chiesa, non è da meno. Più tecnologico ma di pari se non superiore inumanità.

  Ma oltre alla coercizione personale, la tortura viene adottata anche sui parenti dei carcerati. Infatti, a differenza di quanto avviene nel mondo civile, in questa terra di cristiani e uomini di buon senso, le visite ai carcerati non sono programmate in modo da renderle un momento di gioia e di felicità per i congiunti , ma sono vere e proprie tragedie umane.

Lunghe file davanti alle carceri si notano sin dalle prime ore della notte per poter scrivere su un foglio di carta messo dal primo arrivato, il proprio nome e quindi bivaccare fino al momento dell’apertura del portone dell’inferno. Sempre che, come spesso ci riportano le cronache, il solito prepotente non cancella qualche nome a beneficio di se stesso o di qualche amico.

Ed ecco che non essendo programmate, non tutti possono entrare perché le visite sono permesse da una certa ora ad un’altra e quindi, alcuni, dopo aver trascorso la notte all’addiaccio, sono costretti a ritornare la settimana successiva, ripercorrendo chilometri e chilometri inutilmente.

Una condizione vergognosa, infamante e non degna di un paese come l’Italia che si vanta di essere la culla della civiltà moderna. 

Lo stato ha il dovere di tutelare la sicurezza dei cittadini e punire qualsiasi reato contro la persona o contro lo stato, ma ha il dovere anche e soprattutto di rispettare la dignità dei reclusi e non permettere che chi dovrebbe applicare la legge diventi a suo volta responsabile di torture fisiche e psicologiche. 

E’ difficile immaginare in questi giorni, quei magistrati che hanno disposto il mantenimento in carcere di soggetti inquisiti o sotto inchiesta, senza prove ma solo sulla base di indizi di colpevolezza per reati non contro la persona, trascorrere in letizia il Natale e le festività di fine anno sapendo di aver lasciato in carcere, molto probabilmente senza una seria necessità, uomini e donne che potrebbero essere innocenti. 

Chissà se fanno sogni tranquilli.