Il PM Andra Tarollo aveva chiesto 8 anni di reclusione per il fondatore del partito Nuova Sicilia ed ex assessore regionale al Territorio ed ex vice presidente della Regione Siciliana, Bartolo Pellegrino, che è stato assolto perché il fatto non sussiste dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa dal Tribunale di Trapani che ha anche dichiarato prescritto il secondo capo di imputazione e relativo a presunti casi di corruzione aggravata.
Nella stesso procedimento sono stati condannati, a cinque anni di reclusione ciascuno per corruzione, il presunto capomafia di Trapani Francesco Pace (in carcere per reati di mafia) e l’ingegnere Leonardo Barbara.
Continua il processo per Francesco Nasca, ex funzionario del Demanio di Trapani ed accusato di aver favorito la mafia trapanese nel tentativo di riottenere il possesso della Calcestruzzi Ericinia, perché il Tribunale ha disposto la deposizione di due testi.
Questa sentenza, che probabilmente sarà impugnata dal PM, conferma, ove mai ce ne fosse stato bisogno, che la giustizia italiana è sempre più malata e necessita di una riforma radicale che impedisca ai giudici di sbattere in cella chiunque e tenerlo alla gogna mediatica.
Ai giudici va tolto il potere di applicare misure cautelari secondo discrezione. La carcerazione cautelare andrebbe applicata solo per reati di omicidio, pedofilia e altri reati gravi contro la persona.
Vittorio Sgarbi come suo stile non le manda a dire e questa volta nessuno può contestare le sue affermazioni “ Non si può restituire l’onore a Pellegrino senza sanzionare chi lo ha inquisito senza riscontri certi. Ora che è stato assolto non posso tacere interrogativi altrettanto inquietanti: chi lo ha diffamato nel nome del popolo italiano, chi lo ha fatto arrestare e lo ha incriminato, in che modo pagherà e in che modo lo risarcirà»
«L’ingiusto arresto di Bartolo Pellegrino- continua il critico ferrarese e sindaco di Salemi – per un’accusa infamante quale il concorso esterno in associazione mafiosa ci trovò tutti perplessi. Le conseguenze, proprio per chi come un politico vive di consenso, furono catastrofiche rispetto all’impegno di Pellegrino e del suo cartello elettorale.
Ora che è stato assolto non posso tacere interrogativi altrettanto inquietanti: chi lo ha diffamato nel nome del popolo italiano, chi lo ha fatto arrestare e lo ha incriminato, in che modo pagherà e in che modo lo risarcirà ?
L’interrogativo che pongo è fino a che punto si possa rispettare chi sbaglia quando il suo errore ha conseguenze tanto gravi.
E non è un errore individuale del signor Tarondo, ma un errore compiuto attraverso una funzione pubblica per conto dello Stato. Su questa materia la posizione del presidente dell’antimafia è sempre stata ambigua e irrispettosa dei diritti sanciti dalla costituzione in materia di non colpevolezza.
Non si può restituire l’onore a Pellegrino senza sanzionare chi lo ha inquisito senza riscontri certi»
Come gli si può dare torto?
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