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Lombardo a Palazzo D’Orleans: ribalta tu che ribalto anch’io

Il presidente della Regione Siciliana, autonomista e teoricamente portatore di grandi novità nel panorama politico siciliano, insiste a percorrere strade politiche idonee a … mantenerlo in carica. 

Il suo attivismo e la sua apertura al PD e forse anche, occultamente,  all’UDC , non hanno alcuna logica politica se non quella, da sempre perseguita dai politici siciliani, e non solo, di mantenere poltrona e privilegi.

Se davvero Miccichè si è sganciato da Berlusconi, cosa peraltro tutta da verificare, Lombardo sa che la sua avventura da presidente può dirsi conclusa. Che le nuove elezioni avvengano nel 2010 oppure alla naturale scadenza del mandato, a meno che non si ricomponga la faida all’interno del PDL, Lombardo ha due alternative. Vivere alla giornata tirando a campare e affossando ancora di più l’Isola che sta pagando oltre ogni misura le lotte di potere dei feudatari, oppure dignitosamente prendere atto che il suo progetto pseudo autonomista è fallito e rimettersi al giudizio del popolo.

La crisi della Sicilia non proviene dalla crisi globale ma ha origini ben più profonde. Incapacità dei politici, asservimento della politica ad interessi delle lobbies, insipienza, vassallaggio nei confronti delle segreterie dei partiti e di Roma capitale, sono i motivi per cui l’Isola presenta enormi problemi sia sotto l’aspetto squisitamente occupazionale che quello dello sviluppo economico e sociale.

Per governare l’Isola ci sarebbe bisogno di una classe politica capace di mantenere fede al mandato elettorale, di scelte coraggiose e lungimirante.

La casta purtroppo, non ha nessuno di queste importanti virtù.