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Fiat di Termini Imerese. Il fallimento della politica siciliana che poteva essere evitato

La lotta per l’occupazione intrapresa dai lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese appare destinata al fallimento perché è la classe politica, meglio definirla casta siciliana, che dimostra di non aver il coraggio di interventi risolutivi per risolvere la ultradecennale questione dello stabilimento che a spizzichi e pernacchie ha continuato a funzionare perché Fiat ha ricevuto ingenti finanziamenti a fondo perduto.

Somme impressionanti negli anni che avrebbero potuto risanare una intera isola e produrre lavoro e benessere ad molte comunità. 

Soldi pubblici regalati agli Agnelli che come ringraziamento hanno sempre tenuto gli operari di Termini con il cappio al collo rimanendo sempre pronti ad aprire la botola per impiccarli. 

Ora che Fiat ha   dichiarato in modo formale e definitivo  che a Termini non si produrranno più automobili, leggasi “chiusura”, a partire dal 2011, la politica siciliana balbetta incapace di trovare soluzioni diverse di quelli di prevedere ancora ulteriori ed inutili regali al gruppo di Torino. 

Quello di Termini Imerese è uno stabilimento che non sarebbe mai dovuto nascere ed oggi lapolitica siciliana ha la possibilità di dimostrare almeno per una volta nella storia, di essere capace di scelte importante per tutelare il popolo siciliano. 

Fin qui, il governo regionale è stato “dipendente” delle volontà della Fiat, oggi però, Lombardo guida un governo autonomista e, oltre alle grandi parole vuote e le  liti per le poltrone, non è che abbia dimostrato un gran chè.

Le soluzioni ci sono, sono molteplici e possibili, basta avere il coraggio politico di attuarle.

Purtroppo, all’orizzonte si addensano nubi nere e il futuro siciliano e di Termini, con questa politica non appare certo roseo.