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Dal PDl una deriva fascista.

Il partito della tolleranza e del buon governo sembra aver seminato odio e intolleranza . A Treviso i giovani del PDL, un gruppo denominato Giovane Italia,   non abbiano trovato di meglio che proporre di sciogliere per legge la costituzione del movimento politico di Di Pietro, l’Italia dei Valori.  
I giovani del PDl trovano etico e politicamente corretto che il loro partito governi l’Italia con un movimento, la Lega Nord, che gridava e grida ancora “Roma ladrona’ e Padania Indipendente, e che fino a qualche anno fa indicava Silvio Berlusconi come colluso con la mafia (per meglio ricordare vi segnaliamo l’aticolo: Bossi “smemorato”: la mafia dietro le escort. Lontani i tempi quando la Lega accusava Silvio di essere mafiosola mafia dietro le escort.   http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/09/12/bossi-%e2%80%9csmemorato%e2%80%9d-la-mafia-dietro-le-escort-lontani-i-tempi-quando-la-lega-accusava-silvio-di-essere-mafioso/ [1]) e non tollerano un movimento che con tutti i suoi limiti, attua una opposizione democratica parlamentare dura contro l’attuale governo e contro certe leggi ad personam che tutto il mondo occidentale critica.

Se a questo ci aggiungiamo che il Sindaco di Roma, ex MSI ex AN ora PDL, intende vietare i cortei a Roma, possiamo pensare che la deriva fascista del PDL è in fase avanzata.

“Ci vuole una bella faccia tosta da parte della Giovane Italia di Treviso a lanciare proposte del genere, questo sempre se la proposta sia stata avanzata seriamente. Se, invece, si tratta solo di una manovra pubblicitaria per ottenere un pizzico di visibilità, allora ci facciamo una risata, anche se ai promotori vanno i complimenti per aver ottenuto il loro scopo. Ma, partendo dal presupposto di seriosità dell’iniziativa, la cosa mi preoccupa non poco. Nascendo poi il tutto in una provincia dove il PdL coesiste in alleanza con la Lega Nord, molto rappresentativa, la proposta assume i contorni del paradosso”. È uno dei passaggi chiave del commento pronunciato da Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, in merito all’iniziativa alquanto singolare e provocatoria promossa dalla Giovane Italia di Treviso, il movimento giovanile del Popolo della Libertà: abolire per legge quei partiti e quei personaggi pubblici che, a loro dire, inneggiano all’odio verso il premier Silvio Berlusconi. I giovani pidiellini puntano naturalmente  il dito contro l’Italia dei Valori e Antonio Di Pietro, contro Rifondazione comunista, Marco Travaglio e Michele Santoro, rei con le loro accuse di aver istigato la violenza contro il Cavaliere.

Poi, il massimo esponente dell’Italia dei Diritti rincara la dose sulla Lega Nord: “Stiamo parlando di un partito che da sempre inneggia al razzismo, all’omofobia e, quindi, all’odio verso persone considerate, secondo il loro pensiero distorto, ‘diverse’. Non dimentichiamo, per ultimi, i cori di Matteo Salvini contro i napoletani e le sempre forti e discutibili frasi pronunciate dal vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini. E se odio genera inevitabilmente violenza, per quanto riguarda la Lega l’equazione è stata da sempre esplicitata da frasi che non lasciano spazio a dubbi di sorta, su tutte vorrei ricordare le seguenti ‘Il tricolore lo uso per pulirmi il culo’, ‘Imbracceremo i fucili per fermare i romani’, ‘Pulizia etnica contro i culattoni’. Perciò – prosegue deciso De Pierro – se tolleriamo, seppur a mio parere in maniera indecorosa, un partito come quello di Bossi addirittura al governo, dove occupa quelle poltrone tanto demonizzate al grido di ‘Roma ladrona’, ma che poi diventano molto comode per le terga padane, allora non vedo come si possa chiedere l’abolizione di altri partiti democratici”.

Chiedere la soppressione per legge dell’Italia dei Valori – continua De Pierro – equivale a dire ‘aboliamo chi in Parlamento cerca spesso invano di affermare i principi di legalità e giustizia’.

 Chiedere, invece, di procedere duramente contro professionisti come Santoro e Travaglio significa avere un concetto autoritario del giornalismo, volto al controllo totale dell’informazione, come già avviene in larga parte. In un paese democratico è l’informazione che controlla la politica e non viceversa, e Santoro e Travaglio, insieme ad altri pochi, stanno svolgendo semplicemente il loro mestiere di giornalisti, in un scenario desolante di servi della comunicazione mistificata genuflessi al potere”.