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CRI/SISE. A colloquio con il Commissario Francesco Rocca

RoccaCome i nostri lettori sanno, il nostro giornale ha iniziato a scrivere delle vicende SISE , società in house della CRI, che gestisce il servizio 118 in Sicilia. Abbiamo portato all’attenzione dei nostri lettori situazioni paradossali e una gestione “quantomeno”  personalistica di un ente di diritto pubblico.

Le nostre inchieste si sono estese alla Croce Rossa italiana e, sarà anche la costanza nello scrivere,   negli ultimi giorni abbiamo continuato a ricevere segnalazioni e informazioni peraltro non “sopportate” da elementi documentali.

Le notizie di fatti e misfatti in CRI e la SISE, come sapientemente riportato oggi nell’articolo di Emanuele Lumia su Repubblica, continuano con una certa regolarità specie da quando al comando della Croce Rossa è stato chiamato, come Commissario,  Francesco Rocca con il compito di mettere ordine e riportare la CRI verso un assetto societario trasparente, efficiente e rigoroso delle norme di legge.

Un compito difficile tanto che il primo anno sembra essergli servito per capire i mille e mille problemi in seno alle due organizzazioni.

Abbiamo contatto il Commissario Rocca il quale ci ha rilasciato una lunga intervista con la quale ha inteso rettificare alcune inesattezze ai nostri articoli .

Sulla vicenda del personale della SISE comandato presso la Direzione Generale della CRI a Roma, Rocca è intervenuto non appena avuto notizia della situazione anomala (così l’ha definita) di personale SISE in servizio a Roma e quindi disposto l’immediato rientro in Sicilia.

Il distacco di questo personale a Roma era certamente anomalo e non può trovare una giustificazione contabile, ma si inquadra in un contesto generale che si può definire, anche se impropriamente, una partita di giro considerato che la Croce Rossa italiana ha sostenuto per tutto il periodo contrattuale SISE del 118, i costi relativi all’assicurazione dei mezzi a lei dati in dotazione. In pratica, un dare ed avere di partite non contabilizzate, come definito dal Commissario.

Di norma i costi dell’assicurazione sarebbero dovuti essere a carico dell’ente appaltante ma il Commissario ha trovato questa situazione e vi ha messo rimedio.  

 Riguardo alla questione del super stipendio, il Commissario ha precisato che il dato da noi pubblicato è si corretto ma è relativo ad un dato di previsione contabile perché il realtà il suo attuale stipendio è equivalente a quello del direttore generale della CRI, in attesa che con apposito provvedimento governativo venga stabilito con esattezza.

Rocca precisa alcuni contorni della vicenda che vede protagonista il maresciallo Lo Zito che era in servizio presso il Coordinamento regionale abruzzo alle dipendenze del Commissario Maria Teresa Letta.

Innanzi tutto, il Commissario ha voluto precisare che il Lo Zito è stato trasferito d’autorità presso il comitato mobilitazione Umbria , sede presso la quale secondo le  norme di legge in vigore deve eleggere il proprio domicilio, a causa di una grave incompatibilità ambientale che ha avuto origine dalle sue continue denunce di presunti gravi illeciti commessi dal commissario Letta.

Il trasferimento, continua Rocca, è stato impugnato innanzi al TAR dal maresciallo Lo Zito che ha rigettato la sospensiva del provvedimento così come successivamente ha fatto il Consiglio di Stato.

Apparrebbe quindi chiaro che la CRI ha agito nel rispetto delle norme e il tanto contestato trasferimento è stato un atto dovuto anche a tutela della CRI e dello stesso Lo Zito.

E’ però curioso, precisa il Commissario Rocca, che le iniziative del Lo Zito contro il commissario Letta, abbiano avuto inizio immediatamente dopo che questi ha disposto una drastica riduzione degli straordinari che nel caso del Lo Zito arrivavano ad oltre 140 ore al mese.

Nessun atto della dirigenza CRI è mai stato improntato alla presunta persecuzione di cui tanto il maresciallo va affermando attraverso organi di stampa.  

Capitolo SISE. Rocca si è trovato a dover gestire una situazione allarmante sia sotto il profilo gestionale che operativo ed organizzativo. Sprechi, assunzioni anomale sono state le caratteristiche di una gestione quasi di tipo personalistica tanto da spingere il Commissario ad estromettere da ogni responsabilità SISE e CRI il commissario regionale e presidente SISE, D’Alcontres e il suo vice Vecchio.    

Al loro posto il Presidente Ridolfi ed il direttore Romano che hanno ricevuto l’incarico di effettuare una accurata ricognizione su tutti i “fatti e misfatti” SISE e quindi redigere una relazione che sarà trasmessa, per le opportune valutazioni, alla Corte dei Conti ed alla Procura della Repubblica.  

Nel contempo, ha disposto il rientro del personale SISE distaccato impropriamente presso la sede nazionale della CRI a Roma e continua a monitorare l’evolversi della situazione.

La vicenda pugliese merita una attenzione particolare. Nel nostro articolo avevamo ricordato le dichiarazioni di Rocca circa la sospensione immediata del personale inquisito per i noti fatti di assenteismo che hanno visto coinvolti 22 dipendenti.

Il Commissario ha confermato che coerentemente a quanto dispone la normativa in vigore, non appena la Magistratura avrà emesso la propria sentenza di condanna, se ritenuti colpevoli dei fatti a loro addebitati, automaticamente scatterà la sospensione dall’impiego.

Sospensione che non può essere adottata in questa fase  perché non è stato ancora discussa la richiesta di patteggiamento di alcuni e non è stato ancora disposto il rinvio a giudizio degli altri.

Rocca non si è sottratto alla domanda sulla questione lombarda. In effetti, ci dice Rocca, c’è stata una contestazione partita dalla delegazione lombarda ma questa è scaturita da una errata interpretazione di una circolare da lui emanata.

C’è stato un chiarimento e le contestazioni sono rientrate anche se permangono alcune divergenze di vedute sui provvedimenti intrapresi da Rocca per mettere ordine nel sistema CRI.

Il Commissario ha tenuto a precisare che si è trattato di una minoranza non significativa perche si è trattato di una contestazione proveniente da 92 persone su un totale di mille addetti. Ma la contestazione non è stata sottovalutata e ha avuto la giusta considerazione. Prova ne è che è rientrata dopo il chiarimento avuto con gli interessati.

A proposito del suo stipendio, Rocca ha precisato che in realtà percepisce lo stesso stipendio del direttore generale CRI in attesa che il governo stabilisca, come da legge, l’entità dei suoi emolumenti.

L’importo di 263 mila euro che si evince nella relazione dei sindaci è una mera previsione in eccesso che non coincide con quanto effettivamente percepito.

Per finire, Rocca ha voluto chiarire la questione degli oltre 800 militari transitati in servizio permanente in netto contrasto con le norme di legge in vigore.

La questione non è stata insabbiata come molti ritengono. La questione non po’ essere risolta all’interno della Cri e lo stesso commissario non ha alcun potere per poter intervenire anche se ha preso atto di una situazione irregolare che si è creata nel tempo e considerato che allo stato non è pensabile un loro congedamento perché provocherebbe una marea di ricorsi con conseguenti rientri molto probabilmente disposti dal TAR, Rocca ha immediatamente attivato i ministeri competenti affinché trovassero le soluzioni legislative idonee a sanare l’incresciosa questione.

Ritornando brevemente alla SISE, Rocca non è voluto entrare nel merito delle decisioni della Regione Siciliana circa il nuovo soggetto intende istituire per il servizio di emergenza in Sicilia. Si è limitato a dire che se la Regione Siciliana chiedesse alla Cri una proposta, questa sarebbe in grado di presentarla in tempi brevi.

Riteniamo però che l’assessore Massimo Russo sia molto in ritardo e tutto fa prevedere una ulteriore proroga alla SISE per almeno sei mesi se non addirittura una anno.

C’è un grossa problema da risolvere oltre a quello organizzativo e gestionale, la SISE vanta un credito, peraltro riconosciuto anche dall’ufficio legale della Regione Siciliana, di oltre 50 milioni di euro per straordinari da corrispondere al personale dipendente.

Una gatta da pelare non di poco conto perché metterebbe la regione in grave difficoltà perché l’esborso di questa ingente somma provocherebbe lo sforamento del patto di stabilità della sanità.

Ritornando alla CRI, da quanto sta succedendo, sembra evincersi una strana atmosfera di avversione a quanto il Commissario intende attuare per risanare l’ente CRI e riportarlo anche ad una rispettabilità e trasparenza che sembra aver perso da molto tempo.

Sono forti gli interessi specie dei comitati locali che hanno responsabilità ed autonomie tali da poter contrastare la stessa direzione nazionale e questo sembra proprio un paradosso. Rocca non c’è l’ha fatta a mettere ordine nel pianeta CRI ma i problemi sul tappeto sono tanti, troppi, molto più di quanto era prevedibile e quindi il primo anno che ai più sembra trascorso senza cambiamenti, n realtà è servito al commissario per intervenire in quelli che erano i problemi più evidenti e capire come muoversi per dare un nuovo e definitivo assetto alla CRI e perché no, se sarà nuova SISE, anche alla SISE.