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Gioacchino Basile: le dichiarazioni di Piero Grasso rendono grande dignità al sospetto

Riceviamoe pubblichiamo senza commento una lettera aperta di Giocchiano Basile inviata al Presidente del COnsiglio dei Ministri, Silvo Berlusconi, ed in copia alle più alte autorità dello stato.

Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è sicura, nè conveniente, nè popolare, ma bisogna prenderla perché è giusta.

                                                                                                                    Martin Luter King

Al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Silvio Berlusconi

Epc.

Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Presidente del Senato Renato Schifani
Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini
Presidente della Commissione Antimafia  Giuseppe Pisanu
 Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso
 Mezzi d’informazione e tutti gl’indirizzi e-mail conosciuti dallo scrivente.

             Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, dopo la missiva che Le ho inviato in data 10 giugno 2008, torno a scriverLe nella speranza che il suo senso dell’onore e la necessita di porre immediato riparo agli inquietanti scenari giudiziari che si deliniano contro la sua persona e contro la libera volontà democratica del popolo Italiano questa volta lo porti a reagire senza ulteriori indugi alla feccia “pentitistica” ed a “quei tristi convincimenti giudiziari” che posso dimostrare d’essere “la solida casa matta” di quegli imperscrutabili demoni, che farebbero arrossire di vergognosa ingenuità perfino i demoni di Fedor Dostoevskij!!!

              La strage di via D’Amelio fù l’infamia statalista, che realizzò le uniche condizioni possibili per fare largo alle indegne omissioni della Procura di Palermo di cui il volto più  visibile è l’attuale Procuratore aggiuntoVittorio Teresi: proprio quello che fra l’altro ha avuto recentemente anche il coraggio di scrivere : << E’ questo il periodo, breve ma intensissimo, in cui sono stato più vicino a Paolo Borsellino, la difficile stagione della Procura opaca, che avrebbe potuto produrre enormi risultati se si fosse avvalsa appieno della esperienza di Borsellino, ma che appariva frenata e lacerata, a causa di una dirigenza, che ritardava, frenava, ostacolava Paolo e lo teneva all’oscuro dei fatti maggiormente significativi, la stessa dirigenza che aveva mortificato la professionalità di Giovanni Falcone.>> è conclude scrivendo << Sono stato un “ragazzo di Paolo” solo per poco tempo, con lui in vita. Lo sono rimasto per sempre dopo la sua morte.>>  

Signor Presidente, la strage di via D’Amelio è il nervo scoperto dell’infamia consociativa nella quale Lei, seppur ne godeva i vantaggi  politici non aveva alcun ruolo istituzionale è decisionale.

Signor Presidente, in patriottica osservanza dell’art. 54 della nostra Costituzione, torno a scriverLe per informarla che al di là d’ogni ragionevole dubbio, posso dimostrare la logicità e piena fondatezza d’un velenoso sospetto che offre in pittorica visione un depistaggio istituzionale fondato sù quella tragicomica “trattativa” che dovrebbe crocifiggere Lei alla calunnia di questa ipotesi investigativa per stravolgere la democratica scelta elettorale degli italiani ed affondare le ragioni della verità che necessitò urgentemente della strage di via D’Amelio per i prossimi 20 anni, nella melma paludosa dei demoni, dei “pentiti”, dei convincimenti di Magistrati speriamo solo inadeguati  e dello sciacallaggio politico che da destra a sinistra pur di cancellarlo dallo scenario del potere reale, lo vorrebbe eliminare anche fisicamente dalla faccia della terra.

Null’altro faccio che il mio patriottico diritto dovere dettato all’art.54 della Costituzione, quando affermo che il triste teatrino che emerge da fatti documentai e registrati in sede giudiziaria assume  il volto del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso.

La granitica base eziologia del mio motivato sospetto e la lucida nonchè logica cronologia che emerge dai fatti unitamente alle recenti tragicomiche e mai certe dichiarazioni pubbliche rese da Piero Grasso per accreditare “la trattativa” fra lo Stato e la feccia criminale, rendono grande dignità al sospetto che lo vede protagonista in questo triste scenario.

Il Procuratore Nazionale Antimafia, che con le sue pubbliche dichiarazioni ha fatto ridere la gente del nostro Paese ed ha tolto prestigio all’Onore della nostra Costituzione da molti anni sà benissimo che la strage di via D’Amelio realizzò l’urgente ed immediato interesse delle omissioni della Procura di Palermo che uccise i miei ed altrui sogni di libertà e seppellì il dossier mafia-appalti mentre il cadavere di Paolo Borsellino attendeva ancora degna sepoltura.

Signor Presidente Silvio Berlusconi, come può constatare la presente missiva è stata invita per conoscenza anche allo stesso Pietro Grasso, di cui non temo smentite e da cui anzi, mi aspetto la giusta reazione che nel suo interesse dovrebbe rendere onore ad una diversa verità: anche quella che potrebbe vestire lo scrivente nelle vesti di calunniatore. (sic.)

Preciso che, seppur tradito in modo ignobile da pezzi importanti della procura  palermitana e forse non solo quella, il mio rispetto per l’Istituzione della Magistratura resta saldo, ma confermo che fino a quando non sarò audito con tutte le garanzie di legge dalla Commissione Antimafia, non accetterò alcun contatto con qualsiasi Magistrato per la totale sfiducia umana accumulata dentro l’animo mio, dopo ben 30 anni di tradimenti subiti ad opera dei noti demoni dell’inferno siciliano.

Di questa scelta, mi scuso fin d’adesso con tutti gli uomini e le donne della Magistratura del nostro Paese che operano con l‘adeguato Onore dei Giusti il loro ruolo Istituzionale

                 Signor Presidente, non c’è “pentito” che può calunniarmi, non esiste Magistrato che può screditarmi, sono pochi i politici che non si debbono vergognare per aver partecipato ignobilmente all’infame concerto del silenzio che dovrebbe uccidere i miei sogni di verità e giustizia.

Posso gridarlo forte; non c’è ragione che può mettere in discussione il mio patriottismo, ma c’è un’infernale sistema al quale sono costretto da 30 anni a soccombere. Quello che vede protagonisti i demoni che operano con l’indegna mafiosità del tradimento istituzionale e nella  certezza d’esser protetti dal depistaggio editoriale e dal silenzio gestito dai potentati statali e privati e dai loro servi – professionisti dell’antimafia – che godettero i vantaggi stragisti del 1992.

Presidente, patriottismo significa difendere la nostra Costituzione anche quando si fà l’interesse personale, morale, culturale ed ideologico di quelli che sono molto distanti da noi.

Presidente, scrivo con la piena consapevolezza che adesso la mia vita è davvero al capolinea, ma scrivo altresì con la determinazione di quelle ragioni della libertà e della dignità umana, che non temono i tradimenti dei vili e l’infame potere di chi usa la legge contro la nostra Costituzione.

Concludo sfidando i miei convincimenti è sperando che essi per una volta nella vita siano sconfitti dall’alto senso dell’Onore Istituzionale e personale di cui Lei ed i destinatari di questa missiva spero vi renderete protagonisti per il bene del nostro Paese.

Cordialmente
Gioacchino Basile