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Mafia. Spatuzza attendibile solo quando non “coinvolge” politici

burattiniSecondo il classico copione della politica, ogni volta che potenti della politica vengono chiamati in causa da pentiti, si alza il fuoco di sbarramento preventivo e si grida al complotto della mafia che ora non uccide ma infanga gli uomini politici (dichiarazione di La Russa da Paternò).

Ma anche il Ministro Frattini, di solito misurato nelle sue argomentazioni, questa volta non ha avuto dubbi nel dichiarare che la mafia sta giocando una partita per screditare il governo in carica.

Al sottosegretario al CIPE Miccichè che è amico personale di Berlusconi ma che in Sicilia sembra aver preso una strada diversa da quella del suo leader, le dichiarazioni di Spatuzza provocano allegria e lo scrive lui stesso nel suo blog   “… devo dire che se fino al momento della sua deposizione, tutta la vicenda mi faceva adirare moltissimo, ora invece mi fa solo ridere. Spatuzza accusa Dell’Utri e Berlusconi di essere mafiosi, perché collega tra di esse mezze frasi (tipiche dello stile mafioso), proferite a distanza di anni le une dalle altre. E’ ridicolo! Si deve rivisitare la normativa relativa ai pentiti”.  

Ma pensiamo sia grave  quanto aggiunge il sottosegretario quando scrive che “””Non posso non indignarmi di fronte alle immagini di un Procuratore Generale che cerca di costruire il suo impianto accusatorio con le dichiarazioni di Spatuzza, al quale nel porgli le domande, si rivolge usando un tono di quasi deferenza. Questo la dice lunga su che cosa è oggi la giustizia italiana e su come possa essa trasformarsi in un fenomeno d’avanspettacolo, che fa audience, alle spese della credibilità di un Governo e dei suoi uomini”. ”

E sempre sulle dichiarazioni di Miccichè va rilevato che è in errore quando afferma che Berlusconi e Dell’Utri sono lo stato e che si sta tentando di processare lo stato.  Il Senatore della repubblica Dell’Utri e il deputato Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri sono “servitori” dello stato e non sono lo stato.   

Una dichiarazione pesante e che mina dalle fondamenta la credibilità della magistratura italiana che di suo ha molte responsabilità.

Qualcuno, per avvalorare la tesi del complotto, ricorda il calvario di Andreotti che ha avuto il coraggio di sottoporsi al giudizio della Magistratura riuscendo, secondo la politica interessata, a dimostrare la sua estraneità alla mafia. Niente di più falso. La sentenza è chiara. Andreotti è stato riconosciuto colluso con la mafia almeno fino al 1980.

Infatti, la sentenza della Corte d’Appello del 2 maggio 2003, riforma soltanto trasformando l’assoluzione in primo grado in prescrizione del reato di associazione a delinquere, comunque «commesso fino alla primavera del 1980».

Riportiamo un passo della sentenza:  «con la sua condotta (…) (non meramente fittizia) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi».

Andreotti quindi, almeno fino al 1980, è stato riconosciuto colpevole del reato di associazione a delinquere (il concorso esterno  alla mafia è stato introdotto solo successivamente). Solo per i fatti successivi alla primavera del 1980, la Corte d’Appello ha confermato l’assoluzione ai sensi dell’articolo 530 secondo comma del Codice di procedura penale.

Tutto confermato con la sentenza definitiva della Cassazione del 15 ottobre 2004.

Sulla base di quanto ha dimostrato l’iter giudiziario di Andreotti quindi nessuno a priori, cioè senza che i magistrati inquirenti abbiano avuto il tempo per verificare le dichiarazioni di Spatuzza e di altri pentiti o collaboranti che chiamano in causa ora Schifani, ora Berlusconi e dell’Utri, ma soprattutto prima di una sentenza passata in giudicato, può escludere che il politico tal dei tali sia stato o sia colluso con la mafia.

Detto ciò, pensiamo comunque che nessuno possa essere gettato in carcere sulla base di accuse tutte da provare, e questo vale per tutti e non solo per la casta.