Sulla questione dei beni della mafia che un emendamento alla Finanziaria 2010 approvato al Senato intende mettere in vendita per utilizzare i fondi per attività sociali, sta provocando un’ondata di protesta, ovviamente non tutte disinteressate, e prese di posizione di associazioni ed enti “assistiti” dallo stato che pretendono che questi beni siano, secondo una loro personalissima visione, non siano ridistribuiti a tutti i cittadini attraverso attività sociali, ma che si continui ad assegnarli ad enti ed associazioni … antimafia.
La ridistribuzione dei beni a tutti” i cittadini per queste associazioni e da quanto sembra , anche per Libera che si è messa in prima fila nelle contestazioni, significa quindi assegnarle alle varie associazioni antimafia per gli usi più disparati.
Ovviamente, oltre al bene assegnato, lo stato deve garantire i “giusti” finanziamenti per il loro decoro e per le attività artigiane ed industriali, tutto quanto necessario in termini economici per l’inizio e per molti casi anche la gestione dell’attività.
La protesta, così come è stata messa in atto, appare rivendicativa di interessi per pochi e non per tutta la collettività.
“Vendesi terreno rurale confiscato a Salvatore Lo Piccolo gravato da ipoteca. E villa appartenuta a Saverio Mammoliti della ‘ndrina di Castellace, ancora occupata”.
Così Libera, Provocatoriamente, ha messo simbolicamente all’asta quei beni confiscati alle mafie che, in base all’emendamento alla Finanziaria già approvato in Senato e all’esame della Camera, potrebbero essere venduti se entro tre mesi (o sei mesi in caso di operazioni complesse) non fosse possibile trovare loro una destinazione.
Si tratta di 3.200 beni che potrebbero essere venduti per recuperare somme da destinare ad attività sociali invece di assegnarli ai soliti pochi. E Libera, a cui vanno riconosciuti grandi meriti, stavolta sta attuando una battaglia errata e l’affermazione secondo cui gli immobili “sono a rischio di tornare nella disponibilità della criminalità”, appare pretestuosa e priva di ogni fondamento.
Secondo Ciotti, “Il vero provvedimento utile sarebbe trovare il modo per restituire quei beni ai cittadini”. Orbene, la vendita degli immobili è l’unico provvedimento utile per garantire alla collettività, e non ai soliti noti, di entrare in possesso quanto a lei tolto.
Per una volta siamo totalmente d’accordo con l’operato del Ministro Maroni e concordiamo con lui quando afferma “Non c’é alcun pericolo che i beni confiscati, se venduti, ritornino alla criminalità organizzata. E chi lo afferma sostiene “il falso” e dice “una stupidaggine. Le preoccupazioni sull’emendamento della Finanziaria, sono largamente immotivate”.
La destinazione principale dei beni confiscati alla mafia, ha spiegato Maroni, “é per finalità sociali. A questo scopo è stata conferita nel pacchetto sicurezza, la competenza ai prefetti che si sono già attivati. Qualora il prefetto valuti che non c’é possibilità di destinare questi beni a finalità sociali – continua Maroni – perché ci sono altri beni nello stesso comune già destinati a questo scopo, o perché non c’é la disponibilità delle amministrazioni locali o delle associazioni di farsene carico, o per altri motivi, si può procedere alla vendita del bene, ovviamente con tutte le precauzioni che servono per evitare che il bene sia ricomperato dalla criminalità organizzata”.
Ed allora perché Libera insiste a voler “assegnare” ai soliti pochi noti beni che sono invece della collettività?
Non farebbe bene Libera pretendere una commissione permanente di controllo per controllare che il ricavato della vendita dei beni della mafia sia effettivamente ridistribuito al popolo attraverso attività sociali ?
Non è ora di finirla con certa antimafia sovvenzionata e clientelare che fa più danno della stessa mafia?
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