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CODICE ANTIMAFIA: La cartina di tornasole per le amministrazioni pubbliche siciliane

Non bastano ??

Non bastano ??

Accade sempre più specco che quando la politica non ha niente da poter dimostrare in fatto di governance, di etica, di efficienza, di professionalità, non trova di meglio che cercare strade tortuose per poter affermare di combattere la collusione mafiosa, l’inefficienza e il non governo, con le solite trovate di libri e libricini denominati “codici”.

Malgrado l’Italia sia una delle nazioni con il maggior numero di leggi e regolamenti sugli appalti pubblici e la legislazione antimafia è infinita, la mafia continua a prosperare potendo contare su un numero impressionante di politici e dirigenti pubblici pronti vendersi per un pugno di euro.

Le procedure pubbliche sono così complesse che alla fine risulta facile, per chiunque, eluderle. Allora, invece di semplificare tutte le procedure pubbliche così da renderle semplici ed efficaci, la politica italiana, nel nostro caso quella siciliana, perde tempo e denaro, per redigere codici e codicicchi antimafia, come se il malaffare si possa combattere con il libro delle favole. 

E oggi, dopo un lungo studio di esperti, l’assessore regionale alla Presidenza, Gaetano Armao, presenterà il “Codice antimafia e anticorruzione nella pubblica amministrazione”. 

Tanto fumo ma, come ben si dice in cucina, niente arrosto. Ovvero, redatto il codice tutti contenti, anche la mafia. 

Ancora una volta, per uno spot pubblicitario, sono stati chiamati magistrati, e questo fa pensare che se si vuole fare qualsiasi cosa in Sicilia, anche inutile come quella dei codici antimafia, la presenza di un magistrato è indispensabile. 

Del resto il governo regionale è formato anche da magistrati, eppure non è che questo garantisca efficienza e professionalità politica.