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Angelino Alfano, il ministro siciliano pre-dimissionato. Berlusconi: o fai quello che ti dico o vai a casa …

alfanoAngelino Alfano è il terzo politico siciliano presentatore di lodi a tutela del Presidente del Consiglio. Ha iniziato il palermitano Mancuso, seguito da un altro palermitano, Renato Schifani, attuale presidente del Senato, e quindi, con eguale sfortuna, Angelino Alfano con la legge bocciata dalla Consulta.

Adesso il quarto lodo e Angelino Alfano sembra in grave difficoltà ed i rapporti con il padre padrone del PDL non sembrano molto buoni se, come riporta Liana Latella su Repubblica, il Ministro della Giustizia sarebbe stato fortemente redarguito da Silvio Berlusconi poco incline ad accettare consigli e a tollerare incertezze sul problema che riguarda quello che eufemisticamente viene definito il processo breve ma che nella realtà è il quarto tentativo di Berlusconi di evitare di rispondere alla giustizia.

Durante una riunione degli esponenti di spicco del Pdl, presieduta da Silvio Berlusconi, questi avrebbe vivacemente redarguito Angelino Alfano perché, secondo il presidente del consiglio, starebbe tentennando non poco sulla questione del processo breve.

Secondo quanto riporta Liana Latella, la riunione è stata alquanto vivace anche perché dopo valutazioni e previsioni, qualcuno scopre che sarà molto difficile che a Montecitorio si possa arriva all’approvazione prima del febbraio prossimo.

Berlusconi a questo punto avrebbe proposto (imposto ?) di procedere con l’approvazione di un decreto legge. Angelino Alfano però avrebbe avanzato qualche dubbio e preferirebbe evitare di coinvolgere direttamente il governo e timidamente  avrebbe detto : “No, questo non lo possiamo fare”.

Apriti cielo. L’ira di Berlusconi sarebbe esplosa fragorosamente e, sempre secondo la Latella, avrebbe minacciato Alfano di sostituirlo tuonando: “Tu forse non hai capito l’importanza della questione che stiamo affrontando. O noi risolviamo questo problema subito oppure tu te ne vai, perché sappi che ci sono molti altri che possono fare il ministro della Giustizia al posto tuo”.

Qui finisce il racconto della giornalista di repubblica e Latella non dice chi le avrebbe riferito l’accaduto che, considerato che si trattava di una riunione a “porte chiuse”, non può non essere stato uno dei partecipanti.

Se un presidente del consiglio si comporta in questo modo con i suoi ministri, vuol dire che è sicuro di poterlo fare. E’ sicuro che alla fine tutti faranno quello che lui vuole, alle poltrone non si rinuncia e subire reprimende del genere per molti rientra nella logica della vita di palazzo.

E Alfano ? Bisogna vedere se per l’attuale ministro della giustizia, sempre se quanto riportato dalla giornalista Latella è accaduto così come riportato, è più importante la poltrona e subire l’onta oppure dimostrare orgoglio e presentare le sue dimissioni.