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Fiat Termini. L’equazione di Marchionne: alla collettività i costi, a FIAT gli … utili !

vassalliChi afferma che l’Italia non è più una potenza colonia le fa un torto. L’Italia ha perso le colonie d’Africa ma tiene ben stretta la colonia siciliana che continua ad essere vassalla e gallina dalle uova d’oro per la politica italiana e per l’industria del nord che bene sa operare nei meandri dei palazzi romani.

La Sicilia monnezziaio italiano, produce per la “madre” patria elettricità, trasforma il petrolio in benzina, gasolio e gas, rigassificherà il gas per il nord, paga a gruppi del nord vicini a Dell’Utri (vedi Aimeri Ambiente Srl-alias Biancamano Spa) per la raccolta rifiuti, sopperterà l’immigrazione clandestina e sarà sempre governata da una casta politica vassalla di Roma.

Per lo stabilimento FIAT di Termini, alle insistenze siciliane di tenere aperto lo stabilimento, l’amministratore delegato Sergio Marchionne risponde semplicemente, ai sindacati che sostengono che la Fiat abbia incassato 500 milioni per il contratto di programma per lo stabilimento :  “Ho controllato, non c’è nemmeno un euro nelle casse della Fiat. Non abbiamo preso un euro da nessuno. È stato ritirato, il governo non lo ha ancora approvato. La comunità europea lo ha fatto, ma non ha pagato niente. Mi dicano dove stanno questi soldi che li andiamo a trovare anche noi”.

E per meglio chiarire le sue affermazioni di chiusura Marchionne ha continuato affermando che “non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti, perché questo non è fattibile in un mondo che è cambiato drasticamente. Abbiamo un piano industriale intelligente e riusciremo ad aumentare la capacità produttiva del paese, ma non possiamo tornare ad una realtà che non esiste più. Aspettiamo di incontrare il ministro siamo stati piuttosto chiari a giugno nell’incontro con il presidente Berlusconi, c’è poco da aggiungere”.

E ove mai non fosse chiaro che FIAT terrà aperto lo stabilimento di Termini Imerese solo se tutti i costi saranno a carico della collettività e i benefici per … gli Agnelli, Marchionne ha aggiunto : “abbiamo in Italia sei stabilimenti e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale, riflette una realtà che non c’è più”.

L’equazione è:  lo stabilimento è improduttivo, non siamo disposti a sostenere passività, se volete tenerlo aperto bene, pagate i costi … e noi terremo gli utili.

E la politica siciliana con poche idee ed incapace di pensare a programmi di sviluppo e progetti in house, alla fine metterà a disposizione di FIAT quanto necessario.

E il governo nazionale ovviamente sponsorizza FIAT, infatti il ministro italiano Scajola ha affermato : “Il polo di Termini Imerese deve rimanere un polo infrastrutturale nell’ambito Fiat ….” Più chiaro di così !

Con tutti i soldi pubblici regalati a FIAT in questi decenni lo stabilimento può essere considerato di proprietà regionale. Uno scatto di orgoglio, una classe politica vera, un assessore all’industria capace, avrebbero già da tempo bloccato FIAT e pensato in house il rilancio.

Ma questo succede quando c’è un governo, un presidente, una giunta e una classe politica capace di fare politica e una classe dirigente professionalmente preparata alle grandi sfide del terzo millennio.

Invece, in questa belle e dannata terra succede che che la giunta siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo, ha deliberato il piano di interventi per circa 400 milioni di euro da mettere in campo per sostenere il rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese.

Ma la Regione va oltre ed e’ disponibile ad attivare un mutuo che permetterebbe, come ha illustrato l’assessore all’industria, Venturi, di reperire circa 150 milioni, a valere su fondi regionali, “al fine di rendere piu’ competitivo il territorio sia in termini organizzativi che di logistica e per consentire al Consorzio Asi di Palermo l’acquisto di aree a favore delle pmi, per l’attivazione dell’indotto nonche’ per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria relative”.

Con 650 milioni di euro Termini Imerese potrebber diventare un gioiello siciliano dell’industria dell’auto ecologia ma purtroppo la Sicilia ha la classe politica che si merita e che si è assurta a monarchia assoluta, lontana dalla realtà e dal popolo.