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Beni della mafia in vendita. Un’occasione per seri programmi sociali

Abbiamo letto con attenzione un articolo sull’Unità a firma di Carlo Lucarelli che interviene sul disegno di legge in discussione in Parlamento che prevede la vendita dei beni sequestrati alla mafia.

Lucarelli è tra quelli, ovviamente antimafia di professione inclusa, che ritiene che la vendita dei beni per ricavare liquidi da utilizzare anche per attività sociali per tutti non sia funzionale e permetterebbe alla criminalità organizzata di riappropriarsi dei beni avendo una grande disponibilità di liquidi.

Lucarelli afferma inoltre che  “se li mettiamo semplicemente in vendita, i beni della mafia, la mafia semplicemente se li ricompra”.

Noi siamo convinti dell’opposto perché l’uso gratuito dei beni della mafia ad associazioni e cooperative, ha finito per creare un sistema di clientelismo ed assistenzialismo che per certi aspetti è peggio della mafia.

Alla concessione del bene si accompagna sempre più spesso anche il finanziamento per le attività e in pochi casi il progetto “ricchezza pulita”, che si afferma essere una delle armi più efficaci per la lotta contro la criminalità organizzata, ha avuto successo. 

Troppo poco e troppi i costi per la collettività e quindi ben venga una legge che preveda la monetizzazione dei beni sequestrati, a condizione però che il ricavato venga utilizzato per attività sociali e non per incrementare l’assistenzialismo e il clientelismo.

I beni sequestrati sono stati acquistati dalla mafia sottraendo ricchezza alla collettività ed è la collettività, nella sua globalità, che ha diritto di beneficare del ricavato dei sequestri e non pochi individui.