Si può essere certi che la lotta alla mafia, quella che gestisce il potere politico ed economico italiano, è dura e non conosce tregua.
Una importante verità giudiziale giunge dalla Cassazione che non ha trovato di meglio che giustificare l’assoluzione del colonnello dei ROS di Palermo Arcangioli, dall’accusa di aver sottratto l’agenda rossa di Borsellino subito dopo la strage di Via DAmelio, affermando che l’agenda non è mai stata rubata. Meglio, non è mai stata nella borsa di Borsellino.
Questa verità giudiziaria è contenuta nella sentenza della Sesta Sezione Penale n. 389/2009.
Questa convinzione dei giudici non si sa da dove nasce e contrasta con le dichiarazioni della vedova del giudice, Agnese Piraino Leto, che ha sempre sostenuto di aver visto chiaramente il marito riporre dentro la borsa lìagenda che si dice ora … mai esistita.
Giovanni Arcangioli, fotografato sul luogo della strage qualche minuto la deflagrazione mentre si allontanava dalla zona con in mano la borsa del giudice, è stato assolto perché secondo i giudici in quella borsa l’agenda non c’è mai stata.
Le sentenze si rispettano ma una domanda viene spontanea: come fa la Cassazione ad affermare con certezza che l’agenda di Borsellino non era nella borsa che l’Arcangioli si portò via?
Secondo i giudici “Da nessuna delle fonti prese in esame infatti “è desumibile l’esistenza dell’agenda nella borsa maneggiata da Arcangioli, e meno che mai si può ritenere la sottrazione ad opera di quest’ultimo dall’interno della borsa, d’altronde del tutto inverosimile se si considera lo spazio di tempo ristrettissimo a sua disposizione e il teatro del fatto in cui era convenuta dopo l’attentato tutta una folla di operatori di polizia”.
Aprire una borsa e prendere una agenda non necessita più di 10/15 secondi, quanto tempo ha impiegato Arcangioli per andar via dal luogo dell’attentato con la borsa di Borsellino?
Che la Cassazione abbia assolto il colonnello non fa una grinza, è la motivazione che lascia perplessi e fa sorgere molti dubbi.
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