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SISE/CRI. Il caso Salvatore Stefio, dipendente SISE, in partenza per l ‘Afghanistan con la CRI ?

Del caso di Salvatore Stefio, l’uomo rapito in Iraq in circostanze ancora tutte da chiarire visto che un rapporto della Digos di Genova, depositato in Procura, parla dei rapiti in Iraq due giorni prima dell’avvenimento…,  e della sua gentile consorte assunti dalla SISE si è già parlato a lungo, ma la notizia filtrata da ambienti CRI circa il suo attuale “incarico” in CRI quale sottotenente/commissario “istruttore” in previsione di un suo impiego quale “membro militare CRI” in Afghanistan ha fatto sorgere molti dubbi anche perché nel martoriato paese asiatico è previsto che vadano solo medici ed infermieri. Non risulta che Stefio sia medico o infermiere. 

Ancora oggi non è chiaro come mai il signor Salvatore Stefio, sotto processo a Bari  con Giampiero Spinelli accusato in base all’art 288 c.p.  come mai la SISE lo abbia assunto, insieme alla moglie, per chiamata diretta. 

Secondo l’accusa, Stefio con la complicità di Spinelli, fece arruolò tramite la «Presidium corporation» (società di Stefio, come riporta Marco De Toni nel suo articolo del 13.4.2004 (http://www.uonna.it/irak-mercenari-2.htm [1]  e IL TEMPO del 14/10/2008, anche se risulta registrata nelle Seychelles ) e inviò i tre compagni in Iraq «affinché militassero in favore di Forze armate anglo-americane, in contrapposizione a gruppi armati stranieri». 

L’attività (prestazione di servizi) della Presidium di Stefio è rivolta ai Governi che necessitano di una rapida risoluzione dei problemi di carattere militare, di difesa e sicurezza interna ed alle aziende mediante la fornitura di personale specializzato fino al recupero di persone in difficoltà».

Anche se è sempre stato smentito, è convinzione generale che agenzie del tipo della Presidium siano vicini se non addirittura al soldo dei servizi degli stati impegnati nei conflitti armati in diverse aree d’intervento.  Una convinzione che scaturisce del fatto che appare difficile credere che civili si possano muovere in libertà in zone di guerra, armati e con attrezzature di osservazione e telecomunicazione di altissimo livello, senza che gli stati maggiori ne siano stati informati e senza la copertura dei servizi. 

Se poi come si riporta nei giornali la società Presidium sarebbe di Stefio, anche se registrata alle Seychelles, appare quantomeno complicato capire la sua attività in seno alla SISE della quale è dipendente ed ancora meno capire il suo coinvolgimento in attività CRI – Corpo Militare con il grado di sottotenente/commissario.   

Abbiamo contattato la CRI – Roma ed abbiamo parlato con il Ten.Col. Claudio De Felici, il quale ci ha confermato che Stefio è in questi giorni effettivamente presso il Centro CRI della Caserma Pierantoni e mette, sempre secondo De Felici, a disposizione la sua esperienza di “sequestrato” al servizio del personale medico e paramedico in procinto di partire per l’Afghanistan. Una attività che fa parte del programma di amalgama per il personale destinato in zona di intervento. 

De Felici afferma di non sapere se lo Stefio è comandato dalla SISE, a che titolo e da chi è pagato per la sua permanenza a Roma. 

Smentisce comunque che Stefio possa essere comandato in Afghanistan perché nel paese asiatico è prevista solo la presenza di medici ed infermieri militari.

Smentite di routine? Per avere qualche chiarmento in più abbiamo  telefonicamente un paio di domande al Direttore direttore generale della SISE, dr. Romano il quale non è sembrato in verità molto disposto a risponderci rinviandoci ad un incontro a Palermo. Nel corso della breve e concitata conversazione, interrotta velocemente dal Romano perché a suo dire impegnato in una riunione, ci è stato riferito però che il personale SISE distaccato a  Roma è stato fatto rientrare. Secondo fonti SISE, Stefio e la moglie sarebbero stati trasferiti al nucleo SISE di Enna. Non è dato di sapere con quali mansioni.

Romano, sul caso specifico Stefio ha però sfuggevolmente affermato di non essere a conoscenza del fatto che Stefio sia a Roma in questi giorni e per quale motivo.

Romano non ha mancato di lamentarsi del fatto che, secondo ovviamente il suo metro di giudizio, avevamo posto le nostre domande con tono inquisitorio. Ci dispiace di ciò ma noi abbiamo soltanto fatto domande dirette e giornalisticamente chiesto spiegazioni su una questione che riteniamo delicata e questo può essere stato interpretato erroneamente dal dr. Romano.

Comunque, rimangono le perplessità ed i dubbi e pensiamo di  aver toccato un altro nervo scoperto della SISE e della CRI, e il modo sbrigativo con cui siamo stati “congedati”, potrebbe derivare dal fatto che da qualche tempo ci interessiamo di SISE e CRI ed abbiamo messo a nudo più di qualche situazione imbarazzante. 

Il caso Stefio, con le sue implicanze, anche giudiziarie visto è sotto processo accusato di un reato molto grave, art. 288 c.p. Capo II – DEI DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ INTERNA DELLO STATO, è di quello che non può essere relegato nella normale gestione di due enti, SISE e CRI, peraltro sotto i riflettori e chiacchierati da tempo, e non appare credibile che il direttore della SISE non sia a conoscenza, anche perché spesso sui media per via del processo di Bari, della situazione Stefio. 

Al Direttore Romano abbiamo posto due domande e non chiesto un’intervista. Se riterrà di chiarire avrà tutto lo spazio necessario, ma non ci può chiedere di andare a Palermo da lui.