- Osservatorio Sicilia - http://www.osservatorio-sicilia.it -

La farsa (politica) siciliana in tre atti: l’inciucio, le liti e il divorzio

pupiOrmai parafrasando le battute pronunciate dall’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fino, quando gli fu annunciata la costituzione del PDL, anche in Sicilia siamo alle comiche finali. Però da buoni pirandelliani, i politici siciliani le comiche, ovvero la farsa, la rappresentano in tre atti.

Il primo atto riguarda l’inciucio politico e pasticciato che ha visto Lombardo “imposto” da Berlusconi che no voleva perdere la Sicilia, e dal quella macchina da voti che risponde al nome di Salvatore Cuffaro che sembra proprio aver giocato un brutto scherzetto al gemello politico.

A differenza di Lombardo, il Totò nostrano è un fine politico e può contare su un partito e su un vasto feudo in terra di Trinacria. Il Primo atto si conclude con la ritirata, ingloriosa, di Gianfranco Miccichè, che dopo aver menato fendenti e proclamato scissioni autonomistiche, ha fatto quattro passi indietro in favore di una poltrona di sottosegretario a Roma.

Il secondo inizia subito dopo le elezioni. Lombardo impiega quasi tre mesi per costituire il primo governo a guida autonomista (?). Questo è stato il p rimo segno che la barca aveva iniziato a navigare in acque agitate malgrado Lombardo abbia avuto il 65% delle preferenze e la coalizione il 70%.

Non è più una sensazione, un’illazione.  Con il voto dell’altro giorno,
l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ha sancito formalmente e forse
definitivamente la rottura nel centro-destra isolano. Lombardo da subito ha iniziato la sua personale battaglia con il “sistema” Cuffaro attuando una sistematica sostituzione di tutti gli uomini cuffariani con propri fedeli nella vana speranza di crearsi il feudo dirigenziale.

Niente di più sbagliato. Scelte inappropriate ed imposte d’imperio hanno determinato una costante spina nel fianco del presidente, acuite dalla personalissima visione del governo da parte di Lombardo e Russo che hanno portato lo scontro politico all’ARS non come si potrebbe supporre, con l’opposizione, ma con gli uomini della stessa maggioranza infuriati anche dei tagli imposti nel sistema sanitario, rimasto peraltro inefficiente e baronale gestito da una dirigenze altamente politicizzata, come e più di prima.

Lo stallo politico e l’incapacità politica del governo, con l’ovvia lotta di potere, hanno comnciato a far scricchiolare la barca lombardiana.  Alle elezioni europee Lombardo gioca la carta con la Destra di Storace prendendo una batosta politica che l’ha scosso non poco. Con la Destra, l’MPA ha ricevuto meno consensi di quanto ne avesse raccolto alle elezioni regionali, ma in generale tutto il PDL ha ricevuto un cartellino giallo avendo ricevuto solo il 36% dei suffragi contro il 49%  del 2008.   Lombardo rimpasta e rimescola ma i problemi invece di diminuire aumentano.

Malgrado le batoste elettorali la casta continua nella lotta di potere incurante della grave situazione socio economica in cui versa l’Isola.

Il terzo atto la scissione. La insistente opera di demolizione del potere lombardiano di Gianfranco Miccichè, che ufficialmente si dichiara alleato fedele del presidente,  provoca una scissione gattopardesca del PDL in Sicilia. Si crea un partito non partito, una corrente non corrente, insomma, niente politicamente ma un niente composto da 15 deputati che si richiamano a Miccichè il quale, con anima candida dichiara di non sapere che cosa potrà succedere con questo “strappo”.

Essendo Miccichè parte di quella politica nazionale e centralista, non ha mai nascosto che lui si è sempre mosso con l’assenso del padre padrone del PDL, Silvio Berlusconi. Oggi all’ARS c’è un governo in minoranza alternata e cioè, se viene appoggiato dal PDL “ufficiale”, cioè la corrente Schifani/Alfano, viene osteggiato dal gruppo Miccichè.

In questo giochetto di potere l’MPA appare come la vittima sacrificale mentre l’UDC gioca al rimpiattino anche con un inconcludente PD.

La farsa siciliana, con personaggi di tutt’altra levatura che peraltro manovrano nell’Isola, sta cominciando le sue rappresentazioni anche a Roma. E’ la conferma che nel grande laboratorio coloniale siciliano i partiti nazionalisti giocano le loro partite a scacchi sulla pelle dei siciliani. E’ come l’opera dei pupi. I pupari sono a Roma e i pupi in Sicilia.

Quanto questo sia un danno per l’Isola basta vedere la situazione di degrado sociale e di sottosviluppo economico in cui è stata cacciata da una classe (casta) politica incapace ed inconcludente.      

Questo di Lombardo doveva essere il governo, autonomista, della riscossa siciliana. Si è rivelata la peggiore compagine politica che mai abbia messo piedi a Palazzo D’Orleans.

Invece di smantellarli, questa legislatura ha fatto si che l’inefficienza, il clientelismo, l‘assistenzialismo si affinassero e si migliorassero nelle procedure.

E la mafia, quella della politica,  delle istituzioni e quella della finanza, ringrazia a prospera malgrado l’impegno profuso nella lotta dalla magistratura e dalle forze di polizia.

La mafia, quella del progetto Riina, cioè quella inserita stabilmente nel sistema politico ed economico e non quella delle collusioni e del pizzo, non teme la crisi politici e neanche quella economica perché nell’ultimo anno ha visto aumentare il suo fatturato di oltre il 35% portandolo dal 130 milioni del 2007 ai 180 miliardi del 2008.

E l’opera dei pupi continua…