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Regione. Ed infine … elezioni ?

elezioniAlla fine sembra proprio che Lombardo abbia compreso che andare avanti così significa solo fare male a se stesso e ai siciliani e quindi la sua verifica non potrà non portare che alla chiusura, ingloriosa, della sua esperienza presidenziale.

Spinto sullo scranno più importante di Palazzo d’Orleans dal gemello politico Totò Cuffaro dal quale si è subito sganciato, imposto dal monarca assoluto del PDL, Silvio Berlusconi, Lombardo si era presentato come l’uomo dell’autonomia salvo rivelarsi né più e né meno, come tutti i presidenti di regione che lo hanno preceduto.

Per certi aspetti è il peggiore in assoluto.

Il giochetto del “compromesso” storico siciliano con il paventato accordo con il PD si è impantanato ancor prima di nascere ed ora il buon Lombardo da Catania, si trova l’amico/nemico Miccichè e 15 deputati dell’MPA che messi insieme gli garantiscono 30 deputati su 90. In pratica è in minoranza e messo all’angolo e le elezioni sono inevitabili anche se alla fine sarà lui a pagare il conto perché appare improbabile che il PDL possa di nuovo imporlo come candidato.

Giancarlo Miccichè ha messo subito le mani avanti e ha ribadito che in caso di elezioni sarà il candidato anche … senza passare da Arcore e senza azzuffarsi con Lombardo il quale ovviamente dovrà mettersi da parte.

Ma il PDL si ricompatterà dietro Miccichè ? Tutto è possibile ma la situazione  all’ARS è tamente ingarbugliata che non è difficile prevedere che le urne, a meno di sottomissioni dell’utlima ora da parte di Miccichè al gruppo PDL “ufficiale”, non chiariranno il rebus della governabilità stante il complesso e tipicamente pirandelliano sistema elettorale con cui si andrà a votare.

Qualcuno avanza l’ipotesi di un accordo Miccichè/Lombardo che potrebbe contrapporsi ad un candidato del PDL o addirittura dell’UDC che potrebbero correre insieme.

Resta fuori da giochi il PD che dopo la magra figura della Finocchiaro che candidata alla presidenza, sapendo di perdere comunque, ha preteso di essere paracaduta al Senato con una lista sicura in Emilia Romagna, invece di restare in Sicilia e lavorare nell’Isola. 

Ovviamente lo scenario delle elezioni è subordinato all’obbedienza dei  peones, cioè di quei deputati non di primo piano che hanno tutto da perdere in caso di scioglimento dell’ARS e che vorranno ottenere delle garanzie prima di firmare “il tutti a casa”. Si affacciano grandi business e nessuno vuole rimanere fuori dal grande gioco.