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Il Capitano “Ultimo”. La Procura di Palermo ha ostacolato l’arresto di Riina.

riinaParlatene. Parlatene male purché ne parliate. Questa affermazione attribuita alla Monroe, è l’essenza del dramma siciliano. La cupola politica-massonica-mafiosa, cioè la triade italiana, sta dimostrando di saper usare molto bene l’arma della pubblicità.

Con Ciacimino figlio si sono riaperte storie note che improvvisamente diventano “quasi nuove certezze” ma che in realtà appaiono come una vera e propria operazione di depistaggio “globale”.

Si parla di tutto e tutti parlano di tutto così da riempire, senza fine,  pagine di giornali ed atti giudiziari. Il caso Riina sembra  proprio il filo conduttore di questa grande operazione “nazionale” di disinformazione.

Anche il più distratto siciliano è conscio del fatto che Riina è stato venduto. E’ la voce della strada che da subito si è sparsa per le vie della città di Palermo: “Provenzano ha venduto Riina e come di consueto hanno inscenato la grande cattura”, quel famoso 15 gennaio 1993, guarda caso, proprio il giorno dell’insediamento di Caselli e dopo che da diversi giorni si parlava della cattura del corleonese.  

Nessuno in Sicilia ha mai creduto e nessuno crede che sia stata una brillante operazione delle forze dell’ordine, partita, secondo una delle tante ricostruzioni, da una frase di Riina riportata dal pentito Leonardo Vitale secondo cui, durante una discussione Riina avrebbe risolto il problema del pizzo tra due famiglie di Palermo a favore di quella del quartiere Noce che, sempre secondo il pentito, era vicino al capo dei capi. 

Una operazione che ha suscitato molti dubbi dell’ex Procuratore di Palermo,  Caselli, e che stanno tutti in una lettera datata 10 febbraio 1993, che l’ex Procuratore ha scritto e di cui non si conosce il testo e dove sia depositata. 

“Caselli vuole sapere perche’ , subito dopo l’ arresto del grande capo di Cosa nostra, a lui e ai suoi magistrati fu impedito per 18 giorni di fare un sopralluogo nella villa di Toto’ Riina. Dopo la perfetta trappola scattata grazie ai militari del Ros con la cattura del “dittatore”, infatti, furono gli stessi carabinieri a scoraggiare il procuratore della Repubblica, a rinviare la perquisizione del covo dorato di via Bernini, a sostenere che erano in corso servizi di vigilanza per scoprire eventuali complici. Ma, trascorsi quei 18 giorni, in Procura si seppe che appostamenti e servizi probabilmente non erano mai stati effettuati”. (CdS 15.1.1994)

A “chi l’ha visto?”  ecco la versione del colonnello  Sergio De Caprio meglio conosciuto come capitano “ultimo” secondo cui  ”Nell’udienza del 2004 nell’aula bunker di Firenze, Riina Salvatore pubblicamente esorto’ o meglio intimò all’autorità giudiziaria di sentire Massimo Ciancimino. Da quel momento secondo la mia esperienza, ma direi oggettivamente, Ciancimino ha assunto un ruolo strategico nell’interesse di cosa nostra, Riina ha voluto far capire ai magistrati e ai mafiosi che Ciancimino e’ un uomo suo e parla nel suo interesse. Evidentemente oggi persone delle istituzioni lo stanno ascoltando e legittimando, uccidendo e calpestando ancora una volta l’esempio del giudice Giovanni Falcone”

Secondo De Caprio ”nessun mafioso, nessuna persona ci ha mai indicato il covo, l’abitazione dove abitava Riina Salvatore, ed e’ stato un peccato perche’ avremmo risparmiato tempo e soprattutto le pagliacciate di questi anni. La verità che ho ripetuto in ogni sede è che l’arresto di Riina e’ stato ostacolato dalla Procura di Palermo e oggi capisco che ha dato fastidio a tutte quelle persone, che evidentemente avevano interesse a tenere in libertà Riina Salvatore, gli stessi che hanno isolato e ucciso professionalmente Giovanni Falcone, gli stessi che hanno isolato Paolo Borsellino, poi fisicamente ammazzati dai sicari di Cosa Nostra”. 

Sull’ultima parte delle sue affermazioni è difficile non concordare, però, più si va avanti in questa storia e più si ha la sensazione che molta gente, anche delle istituzioni, sta cercando di creare tante piste che non si congiungeranno mai.   

Disinformazione e depistaggio. Forse perché qualche magistrato sta cominciando a capire e la triade politico-massonica-mafiosa si sente in pericolo. 

Ma se il colonnello De Caprio sa perché non parla ?