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Falcone e Borsellino erano l’antistato da eliminare

falcone2Passa il tempo, cambiano gli uomini operativi e la manovalanza, ma rimane salda la cupola dei poteri forti all’interno dell’apparato statale.   In Italia ci si sforza a sostenere che siamo un unico Paese dove c’è il nord e il sud, geograficamente il discorso è ragionevole ma, politicamente è una grande corbelleria.

E’ per capire la differenza e la diversità politica e di governo che ci rende colonia di una Patria matrigna non possiamo fare altro che prendere in esame le cronache degli ultimi decenni della nostra storia siciliana partendo dalle verità giudiziarie (sentenze di assoluzione e di condanne) a noi note anche se molte sono opinabili o addirittura mistificate per tentare (purtroppo ci riescono bene) di mantenere saldo il sistema mafioso e colluso che deve continuare a mantenere la Sicilia dominata dai potenti capitalisti del nord del nostro Paese Italico.

Per non annoiare gli eruditi (chiddi ca sannu i riscursi picchì sannu a storia) sorvoliamo  sui fatti di Canepa e la sua E.V.I.S., sulla strage di Portella della ginestra, sul bandito Giuliano, su Mattei e la sua AGIP ecc… ecc…  e ci concentriamo sui fatti che hanno caratterizzato l’Italia fino al 1992 con la nascita del “pool mani pulite” che con “Tangentopoli” ha smantellato e distrutto i partiti storici della nostra prima Repubblica. Questi accadimenti giudiziari hanno prodotto ovviamente pesanti conseguenze politiche e creato i presupposti per la nascita di una seconda Repubblica che è cambiata nella forma (non costituzionalmente) ma non nella sostanza, con la conseguenza che  i poteri innominabili che avevano gestito la Sicilia e gli affari della mafia non hanno subito alcun contraccolpo.

Paradossalmente si potrebbe supporre che l’artefice del grande “apparente” scombussolamento causato da tangentopoli, sia stato orchestrato proprio dal “grande manovratore occulto” e dal sistema colluso che ha probabilmente magistralmente “imboccato” la Magistratura.  C’era necessità di tagliare rami pericolosi e bisognava dare un rinnovamento al sistema di potere che subito dopo l’arrivo degli americani era stato instaturato in Sicilia e, piano piano, in Italia. Si ricorderà infatti che gli amici americani misero al potere banditi e mafiosi a loro amici e supposti antifascisti.

In questa fase, per non uscire fuori tema, non valutiamo e non commentiamo il ciclone Antonino Di Pietro e gli effetti che ne hanno connotato la causa, non peraltro condizionando il sistema dei veri poteri in Italia.

Questo succedeva nel Continente e in Sicilia? Da noi era diverso perché dalle nostre parti non c’era il Governo, semmai c’era quello ombra tipo quello che ha fatto Walter Veltroni dopo aver perso le elezioni con Berlusconi, bene da noi in Sicilia lo Stato ombra era presente da sempre.

E a questo punto a chi legge viene spontaneo dire che non può essere credibile mentre sorgono spontanee alcune domande: ma noi siciliani cosa facevamo ? Chi governava?

Stavamo ad attendere gli eventi cercando di mantenere in piedi il proprio orticello. E’ stato così e continua ad essere così. Allora avevamo il governo Nazionale con le sue Istituzioni che aveva delegato tutto alla mafia, infatti per partecipare ad una gara di  appalto pubblico bisognava rivolgersi a Ciancimino, Salvatore Lima e poi a Angelo Siino.

Per le tasse la controparte non era la Guardia di Finanza ma i cugini Salvo, erano loro erano gli esattori e i concessionari delle tasse in Sicilia. Oggi c’è la Serit …

Quindi, il Governo era in mano ai corleonesi, l’unico accreditato, da un potere forte ed occulto,  a funzioni della cosa pubblica. Era ben strutturato e organizzato nel territorio tra mandamenti e commissioni varie. Non c’era appalto pubblico che sfuggisse alla loro volontà, non c’era amministrazione pubblica che sfuggiva al loro controllo, non c’era attività edile che non passava attraverso il loro controllo diretto o il loro consenso comprese le attività che formavano il loro indotto.  Il “Governo” sceglieva anche i professionisti quali ingegneri, geometri, notai, architetti, commercialisti, geologi e professionisti vari che operavano nella macro economia siciliana. E se non erano di loro fiducia o di loro gradimento erano tagliati fuori.

Poi c’erano le maestranze: migliaia di operai edili tra cui escavatoristi, camionisti, carpentieri, manovali e maestri muratori, indoratori, elettricisti, idraulici ect.

Anche qui c’era l’indotto: officine meccaniche, lattonerie, rivenditori di mezzi e macchine da lavoro ect.

Questa era la nostra realtà e appare quasi come una storia per bambini quanto raccontato sulla ultradecennale “latitanza”  di Totò Riina e Bernardo Provenzano.  Loro governavano e si muovevano con tranquillità nei nostri ambiti sociali.

I veri latitanti erano, e continuano ad essere,  lo Stato italiano e le sue Istituzioni. Questi erano i motivi che hanno spinto Magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a ribellarsi  e a contrastare “cosa nostra siciliana”, la prima Repubblica siciliana.

Purtroppo per loro non avevano capito in tempo che i corleonesi erano l’ala militare di un potere molto più forte che non era e non è siciliano. Sono morti perché quando l’hanno capito non si sono sottomessi e non hanno accettato compromessi con le logiche di un potente potere invisibile e innominabile che ancora oggi decide le sorti della nostra Sicilia.

Falcone e Borsellino sono stati l’antistato e quindi pericolosi per lo stato dei poteri forti. Andavano eliminati e così è stato.   

I poteri forti, ovvero la partitocrazia, e settori dell’alta finanza, dei servizi segreti, dell’industria, delle banche, delle assicurazioni, e delle istituzioni, nessuna esclusa, e massoni,  sono l’essenza del potere innominabile e invisibile.

Il terzo livello. Mentre il Ministro Maroni si vanta di aver sequestrato qualche spicciolo alla mafia, la lotta all’organizzazione statale occulta è ferma ancora inesorabilmente al primo livello e non ha neanche intaccato il secondo.

Maroni plaude ai cinque miliardi sequestrati alla mafia in un anno e mezzo di governo Berlusconi, peccato che nello stesso periodo la mafia abbia avuto un vorticoso aumento del suo “giro” d’affari portandolo dai 130 miliardi del 2007 ai 180 del 2008 (fonte Confindustria).

Se questi sono i numeri o è un fallimento o la mafia ancora è imperante all’interno dell’apparto statale.

pf/sm