Il vizietto rimane. In Sicilia non è cambiato e nulla potrà cambiare perché alla pochezza politica si associa la pochezza imprenditoriale dei siciliani “drogati” di denaro pubblico spacciato da una classe politica feudale come la soluzione di tutti i problemi dell’agricoltura.
Da sessanta anni in crisi profonda, l’agricoltura siciliana si è retta solo per le continue immissioni nel sistema agricolo, di ingenti capitali pubblici che hanno prodotto un mostro alimentato artificialmente e senza alcuna possibilità di autoalimentarsi.
Gli agricoltori siciliani sono rimasti fermi al 1800 e per loro sembra che il mondo sia rimasto fermo agli aratri con i buoi. Poche le eccezioni e quelle eccesioni sono inesorabilmente fagocitate dalla crisi prodotta per incapacità ed addebitata a fattori esterni.
L’assessore Cimino ha voluto ricordare che “la crisi in agricoltura è troppo profonda e complessa perché attiene a tutte le filiere. Senza proclami bisogna ricostruire interi ‘sistemi’ per aumentare la loro capacità produttiva in termini di qualità e quantità, e soprattutto far si che duri nel tempo.
L’agricoltura siciliana vincerà la sfida di una politica agricola solida perché ha tutte le risorse necessarie a questo obiettivo: umane e agricole. Sulla stampa si è parlato di paralisi in agricoltura. Le proteste sono più che legittime, ma è mio dovere – ha detto l’assessore – fare un quadro chiaro delle misure anticrisi messe in campo, di quelle in itinere di cui si aspetta solo la chiusura ‘tecnica’ delle procedure, e di quelle in cantiere”.
Dopo così tante belle parole ecco la soluzione. Le misure anticrisi, tradotte dal politichese, si traducono in contributi a pioggia e senza costrutto. E per meglio chiarire la quantità di soldi pubblici che sono in giuoco, Cimino continua ricordando quando la Regione ha già elargito agli agricoltori e quanto andrà ad elargire …
La Regione già attivato 11 bandi impegnando risorse per 580 milioni di euro del Piano di sviluppo rurale del Psr Sicilia 2007-2013; ha certificato al 30 giugno scorso una spesa pubblica di quasi 135 milioni di euro, ed effettuato pagamenti al 16 di ottobre per 212 milioni.
Ma nella sua autocelebrazione Cimino non dimentica che solo pochi mesi dalla mia guida, entro fine anno la Regione impegnerà altre risorse sulle misure: “Interventi di formazione professionale e azioni d’informazione”; “Insediamento dei giovani agricoltori”; “Utilizzo dei servizi di consulenza in agricoltura e silvicoltura”; “Accrescimento del valore dei prodotti agricoli e forestali”, “Sostegno alle associazioni di produttori per attività di informazione e promozione delle produzioni agricole di qualità (II bando); “Accrescimento del valore economico delle foreste”.
Spese, contributi, formazione (altro sistema clientelare senza alcuna valenza pratica), nient’altro che contributi, consulenze (per i soliti gruppi di esperti), informazione (?) ed ancora aiuti per per la “Ricostruzione del potenziale forestale ed l’introduzione di interventi preventivi, per il “Sostegno agli investimenti non produttivi”, per l’“acquisizione di competenze e animazione in vista dell’elaborazione e dell’attuazione di strategie di sviluppo locale”.
E la lista dei contributi a pioggia continua con le attività di animazione della manifestazione di interesse per acquisizione di competenze, di cui è già pubblicato la long list e approvata anche la graduatoria di selezione della misura 133: 10 milioni di euro saranno destinati alle associazioni di produttori per attività di informazione e promozione delle produzioni agricole di qualità”.
Attività di informazione promozione di cosa ??
Ma ove mai il messaggio di “elargizione” spregiudicata non fosse stata sufficientemente chiaro, ecco che Cimino continua affermando che “Aiutare le imprese su tutti i fronti, questo è l’obiettivo del governo.
Progetti strutturali? Adeguamento del sistema di produzione e commercializzazione al mercato nazionale e internazionale? Diversificazione delle coltivazioni? Allevamenti ? Chiusura delle cantine sociali ? Istituzioni di prodotti DOCG (vedi il Marsala, lo Zibibbo di Pantelleria … prodotto in terra ferma) ? Eliminazione dagli albi degli agricoltori gli oltre 60 mila dipendenti pubblici “considerati” agricoltori e che assorbono ricchezze? Classificazione della categoria “agricoltori” di quegli addetti che “hanno reddito agricolo” e proprietà terriere classificabili come “terreni a produzione agricola” eliminando l’anacronismo tipicamente siciliano di considerare “agricoltore” chiunque abbia uno, due o tre ettari di terreno? L’eliminazione di tutti gli enti inutili che pesano sul sistema agricolo siciliano ?
Niente di niente. Contributi, finanziamenti e agevolazioni, questi si, a iosa ….
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