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I politicanti chiacchierano e la Sicilia e Lombardo, perdono il Cargo aereo …

moscheE con il cargo la possibilità di sviluppo. Un anno di discussioni, incontri, studi di settore alla fine sono serviti per dare al nord l’opportunità di costituire un sistema cargo per dare alla Sicilia uno sbocco serio sui mercati internazionali. La società che da tempo lavorava in Sicilia per costruire un sistema cargo che avesse come base Comiso e Trapani, ha ricevuto, ed accettato,  un importante invito da un aeroporto del nord Italia che farà da base per la nascente compagnia.

E ai siciliani rimarrà un bel pugno di mosce in mano dopo aver menato in can per l’aria per una anno nel più completo disinteresse della Regione e del suo presidente che non ha neanche sentito la necessità di cercare di capire il progetto visto che non ha mai risposto alla richiesta di incontro del gruppo di lavoro. E dire che non chiedevano soldi pubblici …   

Ancora una volta la casta politica si è distinta per insipienza e poca lungimiranza, e capace soltanto di “gestire” il passato”, sperando di risolvere i problemi che attanagliano l’Isola, dall’agricoltura al turismo, solo con “infiltrazioni” di denaro pubblico. Insomma, sa solo gestire il passato e mantenere il presente con il collaudato metodo del clientelismo e dell’assistenzialismo. Troppo poco per risollevare le sorti della Sicilia.

L’aeroporto di Comiso che doveva essere operativo nel giro di qualche settimana si è impantanato nelle solite liti dei politici e bloccato da interessi trasversali che interessano l’area intorno all’aeroporto stesso che è stata oggetto di accaparamento, da quanto si apprende, ad opera di una persona molto influente nel catanese. Gli interessi che girano tutto intorno all’aeroporto sono immensi.

Il CdA dell’aeroporto è in rotta di collisione con l’amministrazione comunale di Comiso che da parte sua lamenta la mancata consegna da parte del demanio delle aree ancora sotto la responsabilità nazionale.

Comiso inoltre non ha soldi e dipende totalmente dalla Regione.

Un guazzabuglio dove si intrecciano interessi diversi e contrapposizioni politiche tipiche del mondo siciliano che producono, come succede da oltre 60 anni, danni irreparabili al tessuto socio economico dell’Isola.

E adesso, il cargo sarà realizzato in un aeroporto del nord e la Sicilia, per colpa dell’incapacità della sua classe politica e della poca lungimiranza di quanti si definiscono “industriali” ed operatori commerciali, dovranno sottomettersi alla logica del guadagno del gruppo del nord e pagare tariffe salate se vogliono spedire i prodotti in tempo reale nei mercati esteri.

L’alternativa? Spedire ancora con i camion la merce deperibile dove si può e fin quando si può, o meglio, fino a quando non si arriverà al collasso definitivo.