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Messina frana e c’è ancora qualche buon tempone che sogna il … ponte

Cumia (ME)

Cumia (ME)

Bisogna essere con il prosciutto sugli occhi per non vedere i disastro ambientale in cui è stata portata la Sicilia e particolarmente Messina. Ancora sono sotto le macerie alcune delle vittime del disastro “umano” che ha colpito la comunità messinese che già si litiga per accaparrarsi questo o quella fetta di finanziamento, su dove ricostruire, su chi deve ricostruire. Insomma, passata la paura la politica politicante ricomincia a mostrare il vero volto incompetente ed irresponsabile.  

Una classe politica capace sarebbe stata in grado di “pensare” con raziocinio e nell’emergenza iniziare a riflettere su cosa fare, come fare e soprattutto come correggere errori gravi e colpevoli del passato.

Invece niente. del famoso documento di monitoraggio idrogeologico del suolo siciliano di cui tanto si è parlato e in cui non risultava Giampileri non se ne parla più, in compenso, si parla di nuovi studi e di nuovi pool di esperti. Non sembra cambiato nulla.  Dopo l’emergenza la complessa ed inefficiente macchina amministrativa e politica siciliana si è rimessa in moto, per continuare a far danni.

Cumia (ME)

Cumia (ME)

E mentre Messina sprofonda, il presidente della Regione non riesce a staccare la spina del sogno di Berlusconi riguardo al ponte delle meraviglie che serve solo ad Impregilo, leggasi anche Fininvest che fa parte del sindacato Capitalia che controllo il 3,3% di Impregilo.  Ma questo Lombardo non lo sa …

Cosa dovrebbe fare un presidente di Regione, eletto dai siciliani e per governare per la Sicilia ed i siciliani? Innanzi tutto bloccare i sogni di Berlusconi, in terra di Sicilia, secondo la Costituzione italiana, leggasi Statuto, è il governo siciliano che governa.

Quindi, sedersi al tavolo e ragionare e programmare tutti gli interventi per la messa in sicurezza delle aree in cui si è verificato il disastro umano e, ragionare e programmare come mettere in sicurezza il territorio siciliano senza dimenticare di ragionare e programmare un serio progetto di rilancio delle infrastrutture siciliane che come lui stesso ha recentemente dichiarato in una intervista al quotidiano La Stampa a proposito delle ferrovie, sono antiquate e le ferrovie non le vorrebbero neanche in Congo.

Cumia (ME)

Cumia (ME)

C’è da ripensare al rimboschimento delle aree disboscate per speculazione edilizie e pastorizia, c’è da verificare e regimentare le acque piovane che prima erano incanalate in saie diligentemente eseguite dai contadini, per poi defluire nei valloni che confluivano nei torrenti principali. C’è da programmare, con l’esercito degli uomini della forestale (30.000 unità) il servizio di manutenzione lungo le cunette ai margini delle strade.  Insomma, c’è da lavorare tanto per il territorio se si vuole evitare altri disastri. 

Invece, cosa fa Lombardo? Niente di tutto questo e non degna lo sguardo neanche in aree che sono già in gravissimo dissesto idrogeologico come Cumia Inferiore e Superiore, che duramente colpite nello scorso inverno da frane e cedimenti di muri di sostegno, che hanno invaso la carreggiata stradale e che, sono completamente abbandonate in attesa del prossimo disastro “umano”.

I muri di sostegno hanno ceduto, tonnellate di fango sono pronte per “ghermire” la strada e isolare i villaggi, con gravi conseguenze per gli abitanti e con grosso lavoro per la protezione civile in caso di calamità, e dello stanziamento di 250.000,00 per la messa in sicurezza del costone che sovrasta le case di Cumia Inferiore, non si sa che fine abbia fatto, ammesso che tale somma possa essere sufficiente per mettere in sicurezza il costone.

Dopo otto dall’evento, il movimento franoso che ha causato sia il dissesto della strada di accesso a Cumia Superiore, sia il cedimento dei muri di sostegno, non è stato arginato con nessuna opera se si eccettua il riempimento, con asfalto, della crepa formatasi lungo la carreggiata stradale.

Quante Cumia Inferiore e Superiore ci sono in Sicilia e quanti morti dovranno ancora esserci per far aprire gli occhi alla classe politica siciliana, vassalla di Roma, ed incapace di governare nel rispetto del popolo e di quella carta Costituzionale che risponde al nome di Statuto di Autonomia Speciale.

 (foto di Nello Pergolizzi e Domenico Guerrera)