La mafia in Sicilia si combatte con i protocolli firmati da politici ed estemporanee amministrazioni ed associazioni. E’ questo che emerge dallo stillicidio di notizie di firme di protocolli contro la mafia, contro il racket, contro le estorsioni, sulla legalità degli appalti, e chi più ne ha ne metta.
La buona amministrazione, la giustizia sociale, l’onestà politica sono l’essenza di un protocollo non scritto contro il malaffare che tutti dovrebbero attuare. Invece, come nel caso dell’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Nicola Leanza, si preferisce la firma di protocolli per progetti inutili che comportano costi a carico delle casse pubbliche.
Il vero progetto sulla legalità è l’esempio che ognuno, politico e non, deve dare ai giovani, non è con protocolli, balli, balletti e spettacoli vari che si inculca loro il senso della legalità.
I luoghi del fare non devono essere protocolli ma fatti reali, sociali ed amministrativi. Il resto sono chiacchiere di quell’antimafia di professione che ha necessità della mafia per esistere essa stessa.
La coscienza, la riflessione, la coscienza civica e l’impegno personale negli studenti si stimola con fatti concreti e non con protocolli.
Ma i fatti concreti comportano sacrificio personale, impegno sociale ed esempio, i protocolli invece, sono fonte di finanziamenti pubblici.
L’antimafia inizia con il volontariato per proseguire come attività vera e propria.
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