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Gioacchino Basile: INIURIAM IPSE FACIAS NON VINDICES

basileIl Colonnello Mori ha riferito un fatto vero… Ha esposto pittoricamente il movente – Mafia e Appalti – di quella infame strage, accellerata ed eseguita prima che Paolo Borsellino potesse rientrare in Procura e chiedere notizie sul verbale della mia convocazione in qualità di persona informata dei fatti, delle ore 10 di giovedì 16 luglio 1992.

Casualmente, ma io non ci credo, la stessa sera di quel giovedì 16 luglio Paolo Borsellino per amicizia e stima fù invitato a cena con altri due suoi colleghi guarda caso “quel noto” Guido Lo Forte, e Gioacchino Natoli che qualcosa dovrebbe chiarire in questa vicenda – dall’antimafioso (sic.) Carlo Vizzini, che da quel mio interrogatorio e dalle indagini, che dovevano necessariamente scaturire aveva moltissimo da preoccuparsi. (sic.) Lui, a mio avviso sapeva che Paolo Borsellino sapeva e se li filava; posso supportare adeguatamente questa mia fondatissiima e semplice ipotesi !!!

La minima attenzione logica espone, che quella sera a Roma fù fatto l’ultimo tentativo per convincere Paolo Borsellino a mollare l’indagine su Mafia e Appalti di cui, il mio esposto – provava al di là d’ogni ragionevole dubbio, che Fincantieri pagava “cosa nostra”  – era la chiave che apriva l’infame connubio consociativo, che dal 25 settembre 1979 al 23 maggio 1992 aveva posto a garanzia degli infami patti politici, il ruolo militare di “cosa nostra”.

Il giorno dopo, 17 luglio fù preparata l’auto da imbottire con il tritolo per uccidere ad ogni costo Paolo Borsellino è fare posto all’archiviazione del dossier Mafia e Appalti ed affondare immediatamente nella melma delle mafiosità omissive, quel mio esposto-dossier che apriva senza alcun sforzo gli scenari criminali esposti dai Carabinieri del Ros; è agghiacciante la notizia riferita in aula di Tribunale dal Colonnello Mori: << il 20 luglio mentre Paolo Borsellino era ancora nella bara, quella Procura chiedeva l’archiviazione del dossier Mafia e Appalti!!!>> 

Arrivare alla verità è semplicissimo, basta soltanto cominciare da Vittorio Teresi e da quella Procura di Palermo di cui Paolo Borsellino non si fidava: questa è la verità!..

Ora basta, assassini poi “pentiti” (sic.) ed innalzati ad oracoli di verità; basta Ciancimino di turno che hanno interessi di natura economica e giudiziaria pesantissimi!!!

Adesso, se si volessero mafiosamente ancora negare queste mie grida di Verità e Giustizia; allora auspico che almeno si abbia il coraggio e la dignità di mettermi a tacere, onorandomi della galera dei patrioti.

In via D’Amelio non sono morti soli Paolo Borsellino e 5 valorosi poliziotti; il 19 luglio 1992 in via D’Amelio hanno anche rubato i miei sogni di libertà, la mia vita ed ucciso la speranza di migliaia di lavoratori e dei concittadini della mia borgata, che insieme a me vissero la storia infame del tradimento politico e istituzionale!!!….