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Palermo 19 ottobre 1944. il 39° Fanteria dell’Esercito italiano si macchia di un crimine contro l’umanità. Presidente Napolitano dica qualcosa!

luttoLa strage del pane di Via Maqueda a Palermo è una macchia nera sull’onore dei militari del 139° Ftr di stanza a Palermo durante il conflitto mondiale. L’Esercito italiano il cui onere resterà macchiato almeno fino a quando non avrà condannato i colpevoli, comandanti e militari, non ha ancora avvertito la necessità storica di punire i suoi uomini, così come è stato fatto con i tedeschi che hanno compiuto di crimini durante la guerra.

Non pensiamo che ci sia differenza tra i civili uccisi dai tedeschi che poi 139sono stati condannati ed i civili uccisi dagli uomini del 139° Fanteria mentre chiedevano senz’armi e pacificamente,  un tozzo di pane. Oltre 80 morti innocenti, donne, vecchi e bambini pesano ancora sulla bandiera dell’Esercito Italiano e lo stato italiano, a cui, proprio per la volontà di non mettere alla sbarra i suoi uomini il marchio di disonere resterà impresso nelle bandiere.     

Lo stato ha l’obbligo di punire i suoi saldati, di chiedere scusa ai cittadini siciliani e risarcire gli eredi di quanti, quel giorno nero ed inglorioso dell’Esercito e dello stato italiano, persero la vita sotto le pallottone italiane.

Dopo oltre sessanta anni dal crimine perpetrato ai danni degli affamati cittadini palermitani l’Italia non vuole che questo criminale gesto compiuto in terra di Sicilia e contro il popolo siciliano, sia punito.

Un crimine di guerra impunito a cui non ha partecipato rifiutandosi, a rischio della propria vita, il soldato Giovanni Pala unico a restituire le due bombe a mano e i cinquanta proiettili che gli erano stati consegnati dai suoi comandanti per reprimere nel sangue la pacifica protesta.
E già il fatto che per fronteggiare una protesta di civili il comando militare abbia mandato militari equipaggiati con bombe a mano la dice lunga sulla volontà di uccidere. 
Un crimine di guerra ad opera non di un esercito straniero ma di truppe italiane e per questo ancora più esecrabile,  definito dal Giornale di Sicilia del 20 ottobre 1944 un semplice “indecente luttuoso” e che invece è un marchio infamante che riteniamo l’esercito si porterà addosso fino a quando anche l’ultimo degli ufficiali e militari che hanno preso parte o sono stati coinvolti nel crimnine non vengano condannati. Anche se fossero morti, accanto al loro nome dovrebbe essere scritto: “ha preso parte al crimine di guerra perpetrato il 19 ottobre 1944 a Palermo contro civili inermi”.

Ancora oggi si parla di 24 morti ma notizie dell’epoca riportano di almeno 80 morti ed alcuni addirittura di 150.
Sono state insabbiate responsabilità ma la memoria storica di questa crimine non scomparirà nell’oblio.
Noi, come ogni anno da quando siano online, ricorderemo questo crimine fino a quando la Magistratura Militare non riterrà di portare alla sbarra gli ufficiali dell’esercito che ordinarono la carneficina, quelli che materialmente la effettuarono ed i militari del drappello.

Ed al Presidente Napolitano ricordiamo che quando parla di pacificazione nazionale, dovrebbe ricordare che le vittime siciliane per mano italiana attendono ancora GIUSTIZIA.