Il caso SERIT si arricchisce di un altro scottante problema, quello dello della formazione e del contratto di formazione, come se già non bastava la grave ed ancora irrisolta questione sulla gestione de servizio riscossione messo su dalla Regione Siciliana e che sta strozzando e portando al fallimento centinaia di aziende portate al collasso dal “SISTEMA SERIT”.
Vi sottoponiamo una lunga riflessione del Comitato degli ex ufficiali di riscossione della SERIT.
Il 05 aprile 2001 la Commissione Regionale Siciliana per l’impiego approvava un progetto formativo che riguardava 256 soggetti che, si legge nei singoli contratti, avrebbero dovuto acquisire la specifica professionalità di Ufficiale di Riscossione, attraverso un contratto di formazione e lavoro presso l’unica società possibile in Sicilia, la Montepaschi Serit. Insieme ai suddetti contratti è stato previsto un CFL anche per 39 soggetti da adibire ad attività di carattere amministrativo che, a conclusione, è stato convertito.
La tipologia contrattuale era il contratto di formazione e lavoro che avendo come finalità l’inserimento guidato nel mondo del lavoro (il che ha giustificato gli ingenti sgravi fiscali, circa 19 miliardi delle vecchie lire, cui la Montepaschi ha avuto diritto), ha ingenerato la legittima aspettativa della conversione proprio nella stessa società che era ed è l’unica di settore. Non era un contratto a tempo determinato che pochi di noi avrebbero accettato.
Il contratto ambiguamente omette il fatto che tutto il personale era già in possesso della qualifica professionale oggetto finale del CFL perché abilitati a svolgere la funzione di pubblico ufficiale di riscossione dalla Procura della Repubblica nel 1996. Il contratto invece, con un abile artificio, lascia intendere che solo dopo la formazione e l’utilizzo gli ufficiali riscossori sarebbero diventati pubblici ufficiali.
Al termine dei due anni viene inviata agli ufficiali in questione una lettera in cui attesta che il percorso formativo (nessun cenno a quello lavorativo) si è concluso con esito positivo e che : “l’attuale situazione aziendale non consente la trasformazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro”.
In linea con il contratto anche la lettera ha un contenuto ingannevole che lascia intendere che l’azienda, nella consapevolezza della naturale evoluzione del CFL in contratto a tempo indeterminato, stesse informando che a maggio 2004 non vi erano le condizioni per convertire. Non dice che tali condizioni non vi sarebbero state mai.
A questo punto è legittimo domandarsi se la Commissione, prima di autorizzare questi contratti di formazione e lavoro, abbia:
a) controllato che vi fossero i presupposti per approvarli (vedi abilitazioni);
b) verificato che l’azienda avesse i requisiti, non fosse cioè in stato di esubero (vedi prepensionamenti);
c) chiesto, a conclusione dei CFL, conto e ragione, di ben 19 miliardi delle vecchie lire di sgravi di cui ha beneficiato la Montepaschi Serit, senza, ad oggi, averne diritto visto che i posti di lavoro creati sono stati zero. La Corte di giustizia europea, al riguardo, con sentenza del 7 marzo 2002, causa C-310/99, Repubblica Italiana contro Commissione delle Comunità Europee, ha stabilito, in via definitiva, che le agevolazioni contributive concesse alle imprese dallo Stato Italiano attraverso i CFL, se non in linea con i criteri di compatibilità fissati dalla Commissione, sono da considerarsi aiuti di Stato incompatibili col diritto comunitario ex art. 87 Tr. CE e ne impone la restituzione con gli interessi con tutte le conseguenze civili e penali.
In considerazione del fatto che noi tutti gli interessati erano già in possesso della qualifica oggetto del CFL, il che rende a priori il contratto nullo, ed in considerazione del fatto che sia la tipologia contrattuale, sia il contratto sia la lettera di fine rapporto sono ingannevoli perché utilizzati e costruiti abilmente al fine di farci accettare lo sfruttamento della loro professionalità per ben due anni, si può ipotizzare, per l’azienda, il reato di truffa in cui incorre chiunque con artifici o raggiri, inducendo taluno in errore, procuri a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.
Quindi, posto che l’artificio e quindi il raggiro consistono nella tipologia e nel contenuto del contratto, siamo stati indotti in errore ed abbiamo firmato. L’ingiusto profitto è conseguenza dell’inganno ed il danno si sostanzia nella lesione del patrimonio dei soggetti interessati che, a trent’anni, era costituito dalla propria lavoro e dalle potenzialità, c.d. lucro cessante, che avrebbero potuto esprimere altrove nonché nella fuoriuscita dal mercato del lavoro sino ad oggi.
Invece, sono stati indotti allo stato di disoccupazione anche dal contenuto della mozione n. 110/2006 in cui l’Assemblea Regionale, all’unanimità, “garantiva l’ assunzione, oltre che per l’indiscussa appropriata competenza, anche per il fatto che fossero tutti disoccupati di lungo periodo che avrebbero permesso alla Serit di avere diritto a nuove agevolazioni fiscali”.
Resta da chiarire se l’intera matassa sia stata ingarbugliata di concerto con la Regione, dati i 39 parenti ed amici assunti (Turano, Speziale ecc.), oppure anche a suo danno.
È lecito essere incazzati? È comprensibile aver proposto 200 ricorsi di lavoro per la mancata formazione? È giustificabile l’aver usato tutti i mezzi possibili per impedire all’azienda di dimenticarli?
La Serit ha da poco concluso l’ultimo di due esodi incentivati che hanno lasciato complessivamente ben 400 posti vacanti. Nonostante questo, da un lato, la direzione, (verosimilmente per gonfiare il bilancio), promuove prepensionamenti e continua a sostenere, quindi, che il personale è più che sufficiente, anzi auspica una riduzione di altre 200 unità, dall’altro, per quasi due anni i sindacati, che lamentano, invece, una gravissima carenza di personale, hanno portato avanti la proposta del cambio padre-figlio, fortunatamente sempre respinta dalla componente regionale del Consiglio di Amministrazione.
La cosa grave è che, però, neanche in ambiente regionale si è inclini a reintegrarci in via prioritaria, anzi, si propende per posticipare una selezione pubblica al 2010, quando la società sarà a capitale interamente pubblico e ci sarebbero, il condizionale è d’obbligo, esigenze di trasparenza e di pubblicità.
E’ noto a tutti cosa significa selezione pubblica e che categoria di soggetti privilegerà. Probabilmente la torta è già stata spartita e l’elenco è già pronto.
Lo scandalo Equitalia che ha coinvolto tutti i dirigenti, Befera in primis, politici di ogni colore ed anche l’ex Direttore di Montepaschi, Sensi, indica la strada.
Si dice che questi soggetti potranno partecipare alla selezione pubblica. Quasi una cortesia.
Tutta questa questione e questo metodologia “siciliana” di gestire la cosa pubblica appare davvero troppo: oltre ad aver lavorato per ben due anni,SERIT dimentica che gli interessati sono tutti diplomati o laureati e non partono da zero come chiunque abbiano già deciso di assumere. Inoltre provengono da un concorso pubblico ed in virtù di quello erano già ufficiali; hanno subìto un’ulteriore selezione pubblica a Palermo; hanno dovuto accettare un contratto senza che ve ne fossero i presupposti e senza che ne sia stata rispettata la finalità e non hanno presentato denuncia, sono stati usati per mesi anche come impiegati amministrativi perché più qualificati.
Hanno di fatto svolto tutti i giorni per due lunghi anni un’attività che è stata evidentemente pubblica perché promossa dal Ministero, autorizzata dalla Procura, certificata dalla Prefettura, sponsorizzata dalla Regione, per conto di Montepaschi che è ancora Serit, utilizzando banche dati e transazioni a contatto col pubblico e incassando soldi pubblici.
Lo sfogo e la protesta degli ufficiali riscossori continua con l’affermazione che dopo cinque lunghi anni di estenuanti sit-in, di rispettose richieste di convocazioni ed audizioni, di articoli, interviste, sollecitazioni, i 256 pubblici ufficiali investiti dalla Procura, con un grosso dossier dettagliatamente circostanziato, saranno costretti a ritornare proprio alla Procura perché faccia luce sull’intera questione, a meno che tutte le componenti della Serit non prenderanno seri provvedimenti.
La richiesta è che – conclude la nota del comitato degli ufficiali CFL ex Serit – sulla scorta di questo breve resoconto, Nuova Tutela voglia denunciare insieme a noi che, mentre la riscossione è ferma per effetto delle carenze di personale, delle inefficienze e soprattutto dell’uso smodato delle procedure immobiliari sistematicamente oggetto di accertamento giudiziario, tutti sbavano per assumersi i compari mentre esiste un collaudato esercito di ufficiali di riscossione più che qualificato, per il quale la Regione Siciliana ha regalato un mucchio di soldi a Montepaschi, che legittimamente aspetta di essere riassunto in un’azienda, che ha evidentemente dimenticato che il suo compito è quello di fare riscossione, usando l’unico criterio possibile che è quello meritocratico basato sulle risultanze di due anni di CFL riassunti nei giudizi e nelle note di qualifica attestanti il percorso e le specifiche attitudini di ciascuno. Siamo consapevoli che gli appetiti sono tanti ma in questo caso dovrebbe prevalere il buon senso di qualcuno che si facesse quattro conti e capisse che pagare 250 risarcimenti per oltre 6 anni di ingiustificata disoccupazione metterebbe in ginocchio qualunque azienda, e parliamo solo degli esiti dei ricorsi di lavoro. La rabbia per la sfacciataggine con cui si insiste nel far proseguire l’ingiustizia ci obbligherà a percorrere anche la strada delle responsabilità penali non solo aziendali ma anche politiche.
Comitato ex ufficiali di riscossione CFL Serit
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