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Anche Messina ha il suo Messia, meno male che Silvio c’è …

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Silvio Berlusconi è sceso in Sicilia per portare la “sua parola” agli sfollati della zona di Messina, promettendo nuove abitazioni, come in Abruzzo, ed interventi di risanamento del territorio, nonché per nominare Raffaele Lombardo commissario straordinario per il disastro verificatosi. Nulla di più, che una replica giullaresca delle enunciazioni abruzzesi, mentre la nomina a commissario per la nuova emergenza del presidente della Regione Siciliana avrà la stessa proiezione della nomina di Totò Cuffaro a commissario straordinario per l’emergenza rifiuti.

Si è visto mai? 

Il “Messia” è venuto in rappresentanza di uno Stato in cui governa un’oligarchia di arconti, che ha l’unico interesse di mantenere il potere economico e politico ad ogni costo, contro ogni disgrazia, contro ogni probabile disfatta generale. È giunto in Sicilia per dare la voce ad uno stuolo di potenti figure della finanza, dell’industria e del commercio, che si è ramificato in Parlamento, che ha emissari ovunque da Nord a Sud e che potrà così investire in questa regione che è ritenuta, senza alcuna remora, terra di sfruttamento e luogo in cui riversare immondizia di ogni genere. I termovalorizzatori, i rigassificatori e le centrali nucleari che, per un intreccio di interessi venali, politici e lobby economiche vogliono impiantare in Sicilia, sono solo gli strumenti coi quali costoro intendono soddisfare il loro esclusivo tornaconto ed incrementare l’accumulazione di capitale finanziario. Non per niente, nonostante le lacrime ed il sangue ancora caldo versati nel fango, arconti e presidente riescono spudoratamente a parlare del ponte sullo stretto. 

Tutto questo non serve a fare crescere i siciliani, non porta sviluppo economico, non alimenta il progresso, non valorizza le risorse della terra di Sicilia, ma lascia invece che essi vivano in condizione di precarietà, mentre taluni stendono il velo dell’opulenza sulla miseria, sulla disoccupazione e sul disagio complessivo intorno alla condizione presente, che diviene sempre più insostenibile e che alimenta la paura di un futuro incerto ed indecifrabile. Il passato sta lasciando i suoi segni sulle attuali rovine quotidiane e solo facendo uno sforzo di memoria sarà possibile risalire ai responsabili dello scempio immane, che si è consumato in queste ore a Messina e perseguire i colpevoli di tutte le catastrofi registrate nel tempo, sfidando il retaggio del comportamento omertoso di quanti hanno sempre saputo e taciuto ed affrontando coloro che, in nome di una indefinita ragione, non hanno voluto o saputo ricercare la verità. 

Il balletto delle dichiarazioni con le quali ora, a fronte delle vittime e degli ennesimi eventi luttuosi, esperti e politici rievocano le previsioni dei disastri ambientali di oggi, fa rabbrividire rispetto alle verità nascoste ed ai silenzi e provocano un profondo sconcerto di fronte alle inadempienze ed alle devianze, con le quali la politica e la burocrazia hanno dunque operato.

Chi sa parli e dia prova di riscatto della sua ignavia e chi ha colpe faccia ammenda della sua dolosità. In questa Italia, seppure spiata e controllata, seppure gravata dai condizionamenti e dalla corruzione, ci sono persone disposte ad ascoltare, registrare ed indagare intorno ai misfatti in nome della verità, senza il timore di vedere il proprio lavoro insabbiato negli interessi della casta. 

Se, da un lato, la politica in certi casi garantisce l’immunità a corrotti, corruttori e malfattori di ogni genere, dall’altro, la coscienza e la ragione, che albergano nella porzione della società ispirata, libera, dissenziente, dissidente e responsabile non ancora naufragata nel mare delle menzogne e delle affabulazioni del sistema mediatico compiacente e profanatore, animano la resistenza civile e culturale alla costruzione di una impalcatura totalitaria, nella quale il nuovo ordine politico nazionale intende rinchiudere il cittadino, per esercitare su di esso un controllo stabile ed efficace con i mezzi non violenti della persuasione e delle apparizioni scenografiche, fino ad annullare la sua capacità di autocoscienza. 

Nel frangente del disastro di Messina per alcuni non è importante se sono morti degli uomini e come ciò sia accaduto, ma è più interessante la quantità e persino le sue proiezioni, poiché dai numeri dei decessi si potrà trarre il valore aggiunto della ricostruzione e del risanamento, che, come è ovvio, impegnerà gli imprenditori, comporterà grandi investimenti e darà lavoro ai disoccupati. Bieca propaganda speculativa!

Il 2009 continua ad essere segnato da episodi sciagurati, che potevano essere evitati: Viareggio, Abruzzo, Messina, e tanti altri ancora seppur di più modeste dimensioni e conseguenze. Ma in ciascuno di essi non contano i sentimenti, gli affetti, i bisogni reali ed il fattore umano delle persone coinvolte, tutti elementi, questi, considerati solo come un soffuso coro nel balletto delle tante ridondanti dichiarazioni. 

Il golpe si compie, il regime si fa scienza, ma cambiare si può! 

L’apparizione di Berlusconi a Messina e la passerella dei suoi miserabili apostoli, delle quali l’informazione ufficiale ha mostrato solo gli aspetti liturgici, hanno disturbato la città e insultato l’intera Sicilia, mentre la gente di Messina ha manifestato la propria rabbia ed il proprio dissenso, ripresi dai canali non governativi e non ufficiali (http://www.youtube.com/watch?v=qZ6q3rCEOMM [2]).

I Siciliani, la Nazione intera, non hanno bisogno di maghi e demiurghi, ma di uomini consapevoli e riverenti verso l’uomo e sua la vita, capaci di usare la politica come scienza dei rapporti umani e dei bisogni collettivi, come strumento di sviluppo della capacità sociale e relazionale dell’individuo, contro ogni forma di condizionamento e contro tutti i metodi illiberali. La politica, in quanto sistema, deve sapere tracciare la strada del progresso all’interno di un preciso progetto di sviluppo economico perequativo, sostenibile e solidale.   

Nello Russo