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L’MPA lascia Berlusconi, ma già dallo scorso luglio non votava con il governo

Partita doppia [1]

Partita doppia

L’MPA, il movimento fondato da Raffaele Lombardo, sembrerebbe pronto a passare all’opposizione nel Parlamento italiano dove conta 8 deputati alla Camera e 2 senatori. Non cambiano di molto gli equilibri. Ma la mossa del Presidente della Regione Siciliana si iscrive in un quadro che vede nell’Isola un dialogo sempre più serrato col Pd e con Miccichè, che già al Comune di Palermo ha dato vita al gruppo consiliare “Pdl – Sicilia”.

La decisione dell’Mpa è stata comunicata formalmente dal sen. Giovanni Pistorio, braccio destro di Lombardo, con una lettera inviata recentemente a Silvio Berlusconi.

Già da luglio l’MPA non votava più compattamente i provvedimenti del governo. Ora è ufficiale la rottura con la maggioranza. Il motivo, si legge nella lettera, è il tradimento da parte del governo «del patto per il sud inserito nel programma elettorale. Non solo è stato disatteso, ma viene ogni giorno mortificato con scelte e comportamenti che di fatto escudono l’Mpa da qualunque percorso comune. Ma non siamo figli di un dio minore».

Pistorio parla di «tentativo di emarginare il movimento, oggetto di iniziative palesemente ostili in Parlamento». L’ultima è stata la firma da parte del Pdl e Lega di una mozione al Senato che, secondo l’MPA, punterebbe a centralizzare la gestione dei fondi Fas mentre una opposta risoluzione dell’Mpa non ha trovato il sostegno della maggioranza.

L’Mpa dice no «al pregiudizio esplicito della indegnità delle classi dirigenti del sud, ritenute incolte e sprecone e per questo espropriate da qualsiasi responsabilità nelle scelte». Da qui «il venir meno delle ragioni che hanno dato sostanza al patto di coalizione».

Un’alleanza stipulata nella primavera del 2008 che permise all’Mpa di entrare nella coalizione e superare lo sbarramento elettorale.

Siamo dunque ai ferri corti, oppure si tratta di una colorita querelle di carattere politico?

«Se le cose stanno veramente così – sottolinea il preside nazionale del Mis, prof. Salvatore Musumeci -, registriamo che, per la prima volta in assoluto, una forza meridionalista ha il coraggio di lasciare la maggioranza di governo, schierandosi in difesa dei diritti del sud e della Sicilia. Forse, è il preludio per la piena attuazione dello Statuto Speciale dell’Autonomia!».

Ma questa chiave di lettura in chiave autonomista del Presidente del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, appare contraddetta proprio da Lombardo con i sui fitti dialogo con PD e Miccichè e quindi il quadro politico siciliano non appare chiaro e la tempesta sembra alle porte.

Il dialogo con il Partito Democratico ha il sapore di un tentativo di alzare il prezzo sul tavolo dei negoziati con Berlusconi, oppure, e questo sarebbe molto meno nobile,  un tentativo di trovare una sponda per rimanere al potere. Un percorso che avrebbe poco dell’ideale autonomista. Non ha senso rompere a Roma e rimanere fitto fitto con il PDL in Sicilia.

Diverso e per certi aspetti piùpericolo per Lombardo è il dialogo con Miccichè. Fedelissimo di Berlusconi per sua stessa ammissione,  Miccichè non appare politicamente sincero  e il suo “chiffariari” in Sicilia sembra avere un obiettivo diverso di quello che ha in mente Lombardo.

Miccichè starebbe giocando una carta complicata per raggiungere due obiettivi con il PDL camuffato da sicilianismo, scalzare Lombardo e relegarlo in un angolo e ridimensionare il Sicilia l’UDC di Cuffaro e Casini.

Fantapolitica? Per niente. La chiave di lettura l’ha fornita diverse volte proprio il fedelissimo di Berlusconi. Basta rileggersi attentamente le sue dichiarazioni.

sm/ms