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Crisi cerealica. Un piano nazionale per uscirne

Sarà predisposto un Piano nazionale per fronteggiare la crisi cerealicola, con un’attenzione particolare al grano duro, che rischia una riduzione di semina fortissima già dal prossimo anno.

La condizione per ricevere il sostegno (previsto dalle misure disaccoppiate) è che il ciclo di rotazione debba prevedere la coltivazione, nella stessa superficie, almeno per un anno di cereali e almeno per un anno di colture proteiche o di oleaginose. Sono state fissate le colture che devono rientrare nell’avvicendamento. I cereali sono tutti compresi: da quelli tradizionali (grano tenero, grano duro – solo di semente certificata, mais, orzo, sorgo, avena, segale) a quelli minori (farro, miglio, ecc.). Le colture proteiche ammesse al premio sono: fave, favette, favino, pisello proteico e lupini dolci. Le oleaginose ammesse sono: soia, girasole e colza. Grazie al decreto ministeriale la misura dispone di 99 milioni di euro annui da utilizzare a favore degli agricoltori che attuano tecniche di avvicendamento triennale delle colture.

L’attuazione di questo piano è una delle priorità stabilite dalla cabina di regia che nasce dal protocollo siglato a Bari, nel corso della convention della Fiera del Levante, alla presenza del presidente della Commissione Agricoltura dell’Ue, Paolo De Castro e del sottosegretario alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio. Il documento impegna le regioni del Sud (Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna) a elaborare sinergicamente strategie comuni nel settore agricolo, e prevede la costituzione di una cabina di regia delle regioni del Sud coordinata dalla Regione Abruzzo e finalizzata, in generale, all’individuazione di una strategia condivisa per il rilancio dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura.

La cabina di regia, oltre agli interventi per il contrasto alla crisi del cerealicolo,  ha già individuato alcune priorità di interesse comune. Interverrà innanzitutto sulle questioni più urgenti come: la richiesta della Commissione europea di restituire gli arretrati (dal 2000 al 2004) del bonus gasolio di cui hanno beneficiato le aziende serricole; il reintegro dei fondi Fas destinati all’agricoltura; il recupero dell’Iva nei Psr per gli enti pubblici; l’utilizzo dei fondi Pon (Programma operativo nazionale) per la ricerca;  le misure da attivare per fronteggiare le difficoltà economiche delle aziende agricole e quelle che attengono alla compensazione per l’apertura dell’area di libero scambio con i Paesi terzi; i sostegni alle Organizzazioni dei produttori (Op) agricoli e ittici.

Il protocollo prevede che l’organismo dovrà stabilire un calendario di incontri (almeno una riunione al mese) che potranno essere convocati  su richiesta di uno qualsiasi degli assessori. Dovrà realizzare almeno due grandi progetti comuni destinati alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare meridionale  attraverso la creazione di un sistema di qualità interregionale certificato per i prodotti agricoli e ittici, e iniziative di educazione alimentare produttive perché il consumatore abbia maggiore consapevolezza nella scelta dei prodotti da comprare. Dovrà costruire una piattaforma negoziale con la Gdo (Grande distribuzione) e programmare un’intesa con la rete rurale sulle attività che la stessa cabina di regia dovrà sviluppare nelle regioni destinatarie.

Fra le priorità anche l’istituzione di un Osservatorio permanente per indirizzare una politica agricola collegiale in grado di far uscire le imprese da una crisi così pesante. 

L’Osservatorio avrà il compito di studiare e aggiornare il costante mutamento delle dinamiche dei mercati agroalimentari, sulla base delle quali definire interventi attinenti all’accesso creditizio, alla logistica, al marketing, alla diffusione e all’utilizzo delle energie rinnovabili e dell’acqua. Nella sua attività di ricognizione dei prezzi avrà la responsabilità di individuare forme di intervento specifiche come la possibilità di sottoscrivere accordi con la grande distribuzione organizzata (Gdo). Più in generale, avrà il compito di analizzare, in modo circostanziato, le diverse realtà agricole e agroindustriali della pesca e dell’acquacoltura delle regioni coinvolte, con particolare riferimento alle relazioni tra i protagonisti delle filiere produttive e i territori.

Faranno parte dell’Osservatorio professionisti qualificati della pubblica amministrazione e dei servizi allo Sviluppo agricolo delle regioni meridionali coadiuvati da rappresentanti che operano nel settore della ricerca.