In Afghanistan l’Italia combatte una guerra non dichiarata e incostituzionale, camuffata da operazioni di peacekeeping. Bella la definizione di “missione diversamente difensiva” data dall’inviata di Peacereporter, Stella Spinelli.
Le terminologie usate per l’aggressione all’Afghanistan sono molteplici e la politica si è sbizzarrita nel coniarne di nuovi ogni giorno: missione di pace, missione di addestramento, missione per la ricostruzione, per l’assistenza e l’addestramento dei militari e della polizia afghana, di peace enforncing. Mai di guerra non dichiarata.
Si muore quindi in Afghanistan perché si combatte una guerra che vede, da una parte afghani (un esercito stimato in oltre sessanta mila uomini ch non può essere un “gruppo” di terroristi) e dall’altra parte, oltre ottantamila uomini di diversi paesi del mondo guidati dagli Usa sotto l’ombrello di quell’ente internazionale ipocrita e deleterio per l’umanità che si chiama ONU ed il cui intervento in aree sensibili provoca la cancrenizzazione del problema. Si può dire che l’ONU esiste perché esistono i problemi irrisolti. Insomma, è l’antimafia internazionale e come per l’antimafia nostrana, ha necessità della mafia per ottenere finanziamenti ed esistere.
Secondo la Russa, Ministro della Difesa italiano, i morti italiani di questi giorni sono degli eroi e gli assalitori vigliacchi assassini. Noi pensiamo che i morti italiani sono semplicemente morti per una causa nazionale tutt’altro che nobile. Sono vittime dello stato italiano prima di essere vittime del tritolo, probabilmente italiano o americano, fatto esplodere da afghani.
I resistenti, come qualcuno della sinistra italiana e qualche giornalista indipendente timidamente identifica i combattenti afghani, combattono contro eserciti stranieri che hanno occupato, con la scusa di combattere Alqaida, la loro nazione.
Fino ad oggi si sono contati migliaia di vittime innocenti, gli ultimi 120 uccisi da bombardamenti americani su richiesta tedesca sono la testimonianza di una massacro continuo, e vengono definiti “effetti collaterali” o “terribili errori”.
Vittime innocenti che vengono riportate solo per dovere di cronaca, quasi fosse un fastidio.
Ma quale popolo può avere considerazione di uomini che hanno invaso il loro stato e che uccidono indiscriminatamente uomini, donne, bambini e vecchi nel nome di una lotta al terrorismo anti americano?
Per il Ministro La Russa gli attentatori dei due lince che hanno provocato la morte dei sei militari italiani, sono dei vigliacchi. Ma chi uccide con i missili e i drone innocenti, sono eroi?
Il lamento di una guerra asimmetrica. Termine alquanto astruso e assolutamente fuori luogo nel contesto, viene usato con spregiudicatezza da quanti sono incapaci, seppur con mezzi tecnologici del terzo millennio, ad avere la meglio su quella che viene definita una “banda” di vigliacchi criminali che combattono con kalashnikov , mortai e bombe a mano.
Ma perché siamo in Afghanistan? La risposta è tanto semplice quanto disarmante. Per interessi geopolitici ed economici degli USA che con un colpo solo intendono conquistare il controllo dell’area asiatica e tenere fuori dall’Oceano Indiano i russi.
Per raggiungere questi risultati gli USA, dopo aver utilizzato massicciamente l’ISI, la potente organizzazione dei servizi segreti pakistani, per costituire un esercito di resistenti afghani contro l’armata Rossa e permesso quindi l’ascesa al potere dei “talebani”, hanno destabilizzato un paese, il Pakistan, che agli inizi degli anni ‘90 aveva iniziato un lento ma deciso avvicinamento all’occidente, seppur con tutti i limiti e le difficoltà di un paese complesso e multietnico.
Quali interessi difendiamo? Non certo gli interessi della nostra democrazia e non certo la sicurezza dell’Italia.
L’Italia berlusconiana e non solo, si trova in Afghanistan per motivi meno nobili che vanno dall’interesse geopolitico americano nell’area agli interessi economici dell’occidente. Non dimentichiamo la guerra alla ex Yugoslavia combattuta anche dall’Italia che a quel tempo, con una chiara intromissione americana negli affari interni italiani, fu combattuta da un presidente del Consiglio “post-comunista”, che fu “magistralmente” messo al suo posto, fino a termine della necessità, proprio dagli USA.
Per mandare gli italiani nei Balcani gli Usa avevano bisogno di un governo a guida comunista o post comunista così nessuno poteva parlare di guerra al comunismo. Fantapolitica?
Ma è probabile che le “belle” intenzioni sull’Afghanistan alla fine rimarranno tali e gli USA con tutti gli alleati saranno costretti a scappare dall’Afghanistan semplicemente perché sarà la soluzione più idonea per non far diventare una sconfitta militare e politica una disfatta totale.
L’Afghanistan è composto essenzialmente da popoli di fieri guerrieri che da secoli sono abituati all’arte della guerra, non è mai stato conquistato da eserciti stranieri. Gli eserciti stranieri combattono in una terra, impervia e pericolosa, senza l’orgoglio e la fierezza degli afghani che combattono per la loro terra.
Le disfatte militari degli Inglesi e dei russi sono gli esempi più eloquenti di disfatte militari in Afghanistan. Paese, che oltre a tutto ha una conformazione geografica che rende praticamente impossibile per chiunque controllarlo con l’80% del territorio montuoso con picchi oltre i tremila metri.
Ma se proprio oggi si vuole pacificare (?) l’Afghanistan, l’unica soluzione è quella di sedersi intorno ad un tavolo con i Pastum, la spina dorsale, e guerrigliera, del popolo afghano.
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