L’affaire Tirrenia si sta rivelando una dei più grandi imbrogli nazionali a carico della Sicilia. Quando si è trattato di “salvare” dal fallimento l’Alitalia, il gruppo di finanziatori si è portato a casa la parte buona della compagnia mentre allo stato, cioè ai cittadini, è rimasto il bubbone dei debiti e del personale perdente posto. Un affaire in negativo per lo stato a favore della finanza privata, di circa 5 miliardi di euro tra debiti e contributi sociali che ha avuto il plauso di chi si è preso Alitalia senza debiti e a pochi soldi.
I soliti furbi e il solito governo.
Cosa sta succedendo invece per la privatizzazione di TIRRENIA? Tutto l’esatto contrario con l’aggravante che lo stato italiano non solo intenderebbe scarica il fallimento addosso alla Regione, magari pretendendo di avere il controllo del giocattolo.
Martedì 8 a Roma, ci sarà un incontro a Roma tra stato e Regioni interessate e, se le basi di una convenzione sono quelle che circolano negli ambienti, appare chiaro che la Sicilia non potrà in alcun modo sottomettersi al ricatto statale e soprattutto ad una ulteriore limitazione della sovranità regionale. E le notizie che filtrano da Palazzo D’Orleans non fanno prevedere nulla di buono perché il Presidente Lombardo proprio non ci sta a passare per fregato e anche “controllato”. Tra le cose che la Regione sottoporrà a Roma c’è l’importante questione del rinnovo del naviglio, che a parte pochi aliscafi, è vetusto.
Ed ancora, sembrerebbe che il mantenimento dei livelli occupazionali è lasciato al libero arbitrio degli offerenti subentranti nella gestione del servizio con conseguente rischio di un problema sociale di grande rilevanza visto che la questione coinvolge qualche migliaio di addetti.
Lo stato quindi, a differenza di quanto fatto con le lobby finanziaria per Alitalia, cederebbe alla Regione Sicilia il 100% di azioni SIREMAR … nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, con le attività (nessuna) e le passività (leggasi debiti che sono di entità superiore al valore dell’armamento).
Paradossalmente il governo nazionale pretende di gestire SIREMAR una volta acquisita, con i debiti, dalla Regione Siciliana, con un Consiglio Sindacale composta da tre membri, due di nomina … statale, rispettivamente rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (con funzioni di presidente ...), e del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, nonché un rappresentante della Regione Siciliana.
Insomma, secondo lo stato italiano, la Regione Siciliana si accolla SIREMAR e i debiti, accettando la mina sociale occupazionale, e lo stato continua ad essere il …gestore! Proprio una bella pensata.
Ma non è finita, dopo il passaggio alla Regione di SIREMAR, lo stato fa obbligo alla Regione di far gestire in contratti in essere e non scaduti. Al di là del fatto che questo contrasto con ogni logica di diritto economico, questa previsione contrasta con quanto previsto a pagina 9, comma 2 lett. a) dove si afferma che SIREMAR passa alla Regione nello stato di fatto e di diritto. Ma a Roma pensano che i debiti li paga la Regione e le attività se li gestiscono sempre i soliti …
Con questa interessante proposta, le regioni, e nel nostro caso la Regione Siciliana, farebbero un grande affare in negativo ovviamente, mentre lo stato e chi si prenderà la Tirrenia, magari in TIME CHARTER (in noleggio) e spogliata dalle passività, faranno il più grande affare del secolo.
A differenza di Alitalia, lo stato vuole addossare alle regione le proprie passività e cedere al privato l’attivo, cioè Tirrenia, destinata quasi sicuramente allo smantellamento nel giro di 3/5 anni. Entro il termine di scadenza della proposta quinquennale di noleggio avanzata, secondo note di stampa, da GNV.
Ma attenzione,se le voci saranno confermate dai fatti, è grave che il Ministero non preveda il mantenimento degli organici o che non prenda in considerazione la questione del personale, magari attraverso apposita condizione inserita nel bando di gara e nell’Accordo di Programma. Forse perché i marittimi, già operatori “dimenticati” dallo stato per la nota questione dell’amianto, non sono da tutelare.
Si riscontra al riguardo una lungimirante e preoccupata nota di USCLAC/UNCiDM inviata all’assessorato regionale Turismo e Trasporti, con la quale precisano “… che è nostro specifico interesse difendere l’occupazione e la capacità reddituale dei lavoratori del comparto, e riteniamo opportuno significare l’importanza assoluta che l’ipoteco “Accordi di Programma”, dia rilevanza a tutte le linee marittime di interesse per la Sicilia, agli investimenti per il rinnovo del naviglio notoriamente vetusto re delle garanzie occupazionali e reddituali per la forza lavoro a non oltre il 30 giugno 2009″
Per quanto riguarda la Regione Siciliana, come abbiamo già riferito, il Presidente Lombardo non appare intenzionato a sottostare a queste condizioni capestro e soprattutto, è fermamente deciso a riaffermare l’autonomia regionale, gli interessi delle Isole minori e i posti di lavoro.
Insomma, Lombardo, giustamente, non ci sta!
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