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L’intellighenzia, o presunta tale, si mobilita contro l’autodeterminazione della Sicilia

[1]E non sorprende che ancora una volta siano siciliani quelli che remano contro l’autodeterminazione della Sicilia. Il quotidiano “SiciliaInformazione” ha pubblicato il giorno 26 scorso, una eloquente lettera indirizzata al Presidente della Regione Siciliana, che con citazioni peraltro “forzate” inneggiano quasi all’unità italiana definita come il raggiungimento di un sogno dei popoli dello stivale. 

Per fare ciò parlano di “patria” e già qui l’intellighenzia cade scopre clamorosamente la propria vocazione di fare politica. Quella politica che dovrebbe essere assente dalle sue argomentazioni scientifiche e storiche. O si parla di storia e quindi di stato o si parla di politica e quindi di “patria”.

Politica quindi e nient’altro. E che di politica si parli, si trova conferma anche in alcuni passi della lettera dove si  legge …” Riteniamo perciò che il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia debba costituire, nelle attuali difficoltà del rapporto tra Regioni meridionali e Stato centrale, e nonostante le sue note convinzioni al riguardo, l’occasione per una seria e oggettiva riflessione su cosa abbiano effettivamente significato e l’ingresso e la presenza della Sicilia nello Stato unitario”.

Si parla di “ingresso e di presenza della Sicilia nello stato unitario” evitando accuratamente di precisare che la Sicilia fu annessa con la forza dallo stato “savoiardo” e defraudata di ogni proprio avere.

Si fa riferimento ad Amari, tralasciando opportunamente di citare personaggi importanti dell’autonomismo quale Andrea Finocchiaro Aprile, oppure, volendo risalire nel tempo, Mariano Valguarnera che nel suo Discorso dell’origine e antichità di Palermo e de’ primi abitatori della Sicilia e dell’Italia (1614) volle  «demonstrare che la Sicilia fu sempre isola e che non fu mai giunta all’Italia».

Né si può dimenticare lo storico Massimo Ganci che puir respingendo il sicilianismo reazionario (ma chi è oggi reazionario?) ha criticato fortemente “l’antisicilianismo”. 

Tra i firmatari della lettera troviamo persone molto vicine a posizioni politiche nazionaliste, e docenti universitari peraltro che operano nel sistema Italia. Da qui il dubbio che le loro “convinzioni” possano essere dettate dalla necessità di affermare la verità di stato per “necessità” di posizione di … stato.

E’ difficile immaginare un docente universitario “sicilianista” e convinto assertore dell’autodeterminazione della Sicilia in un sistema statale. L’unità alla fine, per taluni  potrebbe essere non un credo, ma una necessità. 

La lettera ci suggerisce di riprendere alcuni avvertimenti che Scipione di Castro fece nel ‘500 a Marco Antonio Colonna, incaricato quale Vicerè in Sicilia.

“La loro natura – quella dei siciliani – è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano appunto nati per servire. Ma sono d’incredibile temerità quando maneggiano la cosa pubblica, e allora agiscono in tutt’altro modo». 

Su un punto concordiamo con i sottoscrittori della lettera, e cioè quando si scrive se “non sia necessario riflettere seriamente anche sul ruolo degli stessi meridionali che nei centocinquant’anni hanno rivestito cariche di governo a livello locale e nazionale…”

Ma se questo richiamo giunge da persone che “negano” di proporre un fatto storico, e cioè l’aspirazione siciliana all’autodeterminazione, non può essere credibile. 

Terminiamo non con un appello al Presidente della Regione di indire manifestazione e convegni (per pochi intimi e a carico delle casse pubbliche), ma ricordando una semplice quanto significativa affermazione dello storico Santi Correnti: “…I mali della Sicilia derivano, da degeneri scrittori malelingue che descrivono «ossessivamente» le sue ferite…” . 

Parole che è difficile per chiunque contraddire considerato che la Sicilia i suoi nemici li ha sempre avuti, e continua ad averli,  proprio in casa…