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Lo show di Lombardo a Rimini

[1]Il Meeting di CL a Rimini era una vetrina troppo importante per Raffaele Lombardo che nonostante la sua “new age” autonomista, è e rimane intimamente un democristiano vecchio stampo. Non bisognava farselo sfuggire e da sapiente “imbonitore”, ha sfruttato la vetrina per “promuoversi” politicamente.

Quasi saldi di fine stagione. Sin dalla sua elezione a presidente della Regione Siciliana, Lombardo ha dato chiari ed inequivocabili segnali di un comportamento politico della “miglior” tradizione dello scudo crociato che è nato proprio dalla sue parti nel catanese.

Dopo il mega spot che Corradino Mineo gli ha concesso su Rainews24 qualche settimana fa, Rimini era l’occasione per esaltare la  sua politica di “rigore” di stampo lombardiano.

Trascurando le nomine di enti regionali e le ultime nomine della sanità dove è apparso evidente che la “meritocrazia” si misura con il metro dell’appartenenza politica, Lombardo ha affermato che “noi (la Sicilia ?)   non siamo interessati a polemiche su inni o bandiere, che peraltro abbiamo anche noi, quanto ad un reale sviluppo delle regioni che solo il federalismo fiscale può garantire. Ci stiamo preparando a questo appuntamento con rigore e impegno, nei più strategici settori della nostra economia. Questo è il senso della riforma sanitaria che abbiamo già avviato e di quelle che ci apprestiamo a fare in altri settori”.

Ecco, tante parole ed il pallino della sanità che, piuttosto che risanata nel suo complesso, è stata oggetto di tagli indiscriminati con conseguentemente decadimento delle prestazioni e della quantità e qualità dei servizi sanitari ai cittadini. Un disastro fatto passare come un successo e la grancassa dei giornali ne ha amplificato il rumore.

Ma Lombardo è andato oltre. Non conoscendo forse, e questo sarebbe grave,  i dati dell’emigrazione, arriva anche ad affermare che : “occorre tenere alto il dibattito su questi temi per consentire un effettivo perseguimento di questi e di altri obiettivi a cominciare dal fermare l’ondata di emigrazione al Nord dei nostri migliori cervelli”.

Se nomine in Sicilia avvengono per “appartenenza” politica e gli impieghi in posti strategici “per raccomandazione” e successione dinastica (vedi università, uffici pubblici, albi professionali, etc), cosa rimane al povero cervello se non emigrare al nord?