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Tirrenia. In vista un bel regalo ai soliti … furbetti della finanza

[1]La questione Tirrenia si trascina ormai da molti mesi e la soluzione per salvarla dal fallimento sembra essere stata trovata. La storica società di navigazione va privatizzata ma qui nascono i problemi.

Quanto vale oggi Tirrenia? E’ la domanda che molti si pongono anche alla luce della crisi economica in atto che dovrebbe suggerire al governo italiano di rimandare l’inizio delle procedure di vendita a tempi migliori.

Venderla in questo periodo equivarrebbe ad un vero e proprio “regalo” all’eventuale acquirente potendo questi spuntare un prezzo favorevole. E l’esistenza di una “cordata” di cui peraltro non è dato di sapere i partecipanti (quante analogie con il caso Alitalia…) non lascia presagire nulla di buono.

Tirrenia, come e più dell’Alitalia che è stata gestita in modo clientelare, paga per essere stata considerata una struttura “sociale” e non una società di navigazione. Ad ogni crisi di settore o di cantieristica, ecco Tirrenia che assorbe persona ed acquista materiali “per motivi sociali” e non per necessità.

Ultima, ma non ultima, la storia delle 7 navi fatte costruire all’estero (con forti contributi statali ) da una società di navigazione italiana che sarebbero dovute essere impiegate per collegare i quattro porti italiani del famoso bluff delle “autostrade del mare”,  che Tirrenia ha acquisto per salvare la società in questione senza peraltro poterle utilizzare.

Cosa dire dei costi di gestione che sono superiori a quelle dei privati perché quest’ultimi possono contare su abbattimenti fiscali fino al quaranta per cento e la possibilità di poter “decidere” offerte promozionali, e variare il costo dei biglietti in relazione all’andamento del mercato, tenendo d’occhio i bilanci societari. Ma soprattutto, possono assumere personale “straniero” senza i vincoli dei contratti “istituzionali” come invece è obbligo per Tirrenia.

La verità su Tirrenia e sul motivo del suo fallimento in termini di società è soltanto politica e non manageriale e sarebbe auspicabile che la storia Tirrenia nella sua interezza fosse resa nota agli italiani e non tenuta segreta entro le mura delle stanze del potere.

Tirrenia è in perdita con le società del suo gruppo per il semplice motivo che è stata utilizzata per tutto meno che per una società di navigazione. E adesso, rischia di essere  svenduta  ai soliti … furbetti della finanza.

A questo proposito riportiamo un comunicato stampa di  U.S.C.L.A.C. / U.N.C.Di.M., a firma del suo Presidente A. Nobile: “… Le recenti dichiarazioni sulla vertenza che ci occupa, offrono o nostro giudizio molte <OMBRE e LUCI>.  

Osserviamo con soddisfazione i dichiarati intendimenti del Governo Nazionale a cedere e delle Regioni interessate ai collegamenti con le Isole Minori ad accettare, questa volta Sicilia compresa, le Società che effettuano i servizi di linea, scorporandole da Tirrenia.

Esprimiamo, invece, le nostre fortissime perplessità sulla opportunità di avviare entro settembre 2009 la procedura di privatizzazione di Tirrenia di Navigazione. Non può sfuggire lo stridente contrasto tra le dichiarazioni del Presidente Confitarma Coccia, circa l’esistenza della cordata di armatori privati pronta a partecipare alla gara di appalto, e quelle rese dai Responsabili delle Società Moby Lines e Grimaldi Group oltre che di Snav, non associata a Confitarma, di non essere interessati all’acquisto di Tirrenia ma solo al suo spacchettamento. I motivi sono facilmente intuibili.

Abbiamo ragione nel continuare ad affermare che il periodo di crisi attuale non è quello opportuno per privatizzare. Lo abbiamo sostenuto con la nostra audizione del 12 novembre 2008 in IX Commissione e continueremo a farlo poichè noi sindacato siamo deputati a tutelare i livelli occupazionali, precari compresi, e reddituali nel Comparto.

Ne consegue che chiediamo al Presidente Confitarma di rappresentare la cordata armatoriale privata interessata di cui parla e con forza al Ministro di soprassedere alla privatizzazione della Tirrenia di Navigazione. Siamo certi che il MInistro Matteoli non voglia fare una privatizzazione regalo poiché, con <i suoi piccoli passi> nel condurre la problematica a definizione, ha dimostrato una chiara sensibilità ai problemi sociali che vi sono connessi.”