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Intimidazioni eccellenti e attentati “dimenticati”

[1]Succede anche questo in Sicilia. Spesso, per motivi più disparati ma ricondotti tutti all’attività della mafia, leggiamo di “intimidazioni” a personalità politiche e dirigenti ministeriali. C’è sempre una intimidazione e di conseguenza c’è sempre, immancabilmente, la solita sequela di attestati di solidarietà e richiami alla lotta alla mafia.  Ci sono intimidazioni di tutti i tipi e di norma, è storia decennale, riconducibili tutti a proteste o ad azioni di criminali comuni che nulla hanno a che fare con la mafia.

Un caso per tutti. Qualche tempo fa al Sindaco di Salemi è stato fatto trovare un cane morto davanti all’ingresso della sua abitazione salimitana. Subito si è gridato alle intimidazioni mafiose e ovviamente, subito si è assisto alla solita sequela di attestati di solidarietà. Vili intimidazioni si disse. Orbene, noi non siamo investigatori ma ascoltando gente del posto abbiamo saputo che la questione del cane morto sarebbe stato tutto fuorchè un atto intimidatoria mafioso.

Infatti, sembra che un cittadino infastidito del puzzo che emanava un cane morto proprio davanti la sua abitazione, dopo aver inutilmente contattato l’amministrazione comunale per la rimozione, ha probabilmente pensato di far sentire anche al sindaco la puzza di un cane in putrefazione. Messo il cane dentro uno scatolone, lo avrebbe depositato proprio davanti al portone di ingresso della casa del sindaco.

Una protesta di un cittadino che ha voluto manifestazione contro l’ istituzione, e quindi contro il primo cittadino, che non avrebbe adempiuto al suo compito di salvaguardia della salute pubblica.

E’ scoppiato il finimondo. La stampa si è sbizzarrita a dare voce all’atto “criminale” …

Un altro caso riguarda il magistrato Roberto Piscitello, di fede Alleanza Nazionale come riportano le cronache giornalistiche,  che dalla DDA di Palermo è stato trasferito a Roma per prendere il posto di Capo di Gabinetto del Ministro Agelino Alfano.

Orbene, qualche giorno fa si è lamentato di essere stato “abbandonato” dall’antimafia, lui, che a suo dire è stato oggetto di “intimidazioni” mafiose.   

Abbiamo già scritto con chiarezza le nostre convinzioni, che sembrano essere le convinzioni di moltissimi cittadini, e cioè che la mafia non ha mai compiuto atti “intimidatori” del tipo di quelli che dopo la morte di Falcone e Borsellino sembrano evidenziarsi con quasi quotidiana regolarità, tanto che il servizio scorte sembra diventato il principale compito di Polizia, Carabinieri e Finanziari.

Non si contano più le scorte, vero e proprio status symbol di una casta politica e dirigenziale lontana anni luce dalla realtà del paese, che in fin dei conti servono solo a spendere solo soldi pubblici e distogliere, inutilmente, forze dal loro compito d’istituto.

E’ storia, la mafia quando decide di “uccidere” non intima ma agisce, lo stesso Borsellino sapeva di essere “un morto che camminava” ma questa consapevolezza non derivava da atti intimidatori quanto dalla cappa grigia che si era creata, silenziosamente, intorno a lui.

Non ci sono scorte che tengano, anzi, si amplifica l’atto mafioso dell’attentato perché con le scorte inutili si coinvolgono nel destino dell’assassinato, anche innocenti persone.

Tanto “scruscio” insomma per le supposte intimidazioni, tanto batteria per alcuni episodi dubbi specie quando si tratta di personalità … politiche o funzionari di alto rango, ma silenzio “tombale” quando un assessore di una cittadina come Marsala viene fatto oggetto di un vero e proprio attentato alla sua vita per fatti riconducibili senza dubbio alla sua attività politica.

Eccellenti e supposte intimidazioni mafiose e “reale” attentato alla vita di una assessore. Ma i primi sono di personalità e politici di rango e degni di nota, l’attentato invece, diretto e messo in pratica contro un ex assessore della città di Marsala, un fatto da ignorare senza alcuna … solidarietà.

Ai nostri lettori ogni commento…