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 marco bruzzo ha scritto il 20 Agosto 2009 16:03

come ho già commentato in altro sito relativamente alla presa di posizione di “Ferrovie Kaos” non mi meraviglio della proposta di riaprire la linea, anzi l’auspico: all’estero lo fanno, non ultima la ferrovia di valico del Furka in Svizzera che entro un paio d’anni al massimo verrà completamente riaperta (ora lo è all’80 %). I soldi servono ma bisogna quantificare la cifra: come ordine d’idea la revisione di una locomotiva a vapore a scartamento ridotto costa al massimo 250000 euro, una carrozza massimo 150000 euro e un’automotrice non dovrebbe superare i 300/350000 euro, negli ultimi due casi con il rifacimento degli arredi interni. Considerando di recuperare materiale in Sicilia con un parco di 2 locomotive e tre automotrici si arriva ad un massimo di un milione e 500000 euro, discorso a parte per le carrozze (almeno 4 più un bagagliaio): rifare il binario (completo di sostituzione delle traversine) costa al massimo 500000 euro al km e perciò per i 22 km tra Sciacca e Ribera la cifra è pari a 11 milioni di euro, considerando anche i binari di piazzale e gli scambi delle stazioni si aggiunge 1 milione di Euro. A questo bisogna aggiungere gli edifici (non so in che condizioni sono eventuali rimesse locomotive). Facendo un discorso a spanne larghe (molto larghe)con una cifra tra i 15 e i 20 milioni di euro l’operazione può essere portata in porto, fermo restando non ci siano interventi pesanti di consolidamento da fare sui ponti. Rientro non solo d’immagine ma anche di attrazione per i turisti non quantificabile se non in difetto: con tutti gli stranieri che visitano la Sicilia e con un’attenta promozione il treno potrebbe viaggiare pieno spesso e a mezzo carico sempre ricordando che in Sicilia non ci sono attualmente treni a vapore funzionanti. La gestione si ripagherebbe in parte con i biglietti (che ovviamente non avrebbero il prezzo di un treno regionale a fascia 30 km ma sarebbero adeguati al prodotto offerto) e tramite l’apporto degli enti locali pressati dagli imprenditori del settore turistico e dell’artiginato/agricoltura che vedrebbero un sicuro aumento dei propri introiti. L’unico consiglio che posso dare è di stimolare gli enti locali nel vagliare concretamente un progetto che può essere tutto ciò che di meglio si può pensare ma non certo utopico. Marco Bruzzo

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