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Sugli sprechi dei FAS e del POR

Ritengo che ci sia poco da commentare in merito all’articolo: FAS o POR, tutto va bene, purché si possa sprecare. Ecco come è possibile spendere 480 mila euro per … nulla, così ben dettagliato e minuzioso in ogni particolare.
E’ il frutto di una vera e propria inchiesta giornalistica attenta e coraggiosa – sul modello di “REPORT” (a mo’ di esempio) – e come tale, a questo punto, visti i dati riportati, credo che la magistratura marsalese non possa non avviare una sua indagine sulla modalità di utilizzo del pubblico denaro. Di questi tempi bisogna avere tanto coraggio nello scrivere, di tutto ciò che riguarda la politica e la gestione delle risorse pubbliche, allorquando con esse, erettesi a “massimi sistemi” di governo, la Pubblica Amministrazione si occupa prioritariamente di scialacquare risorse, per legittimare il suo potere, mettendo in campo precise operazioni con le quali intende propalare un profilo (diversamente) alto di gestione della cosa pubblica, che in verità alle persone più accorte appare, invece, solo decadente, mentre certfica il segno tangibile dello scadimento qualitativo di quella attenzione pubblica, che doverosamente va rivolta verso i bisogni colletivi e diffusi del popolo di Sicilia.
Ciò che accade a Marsala, non è tanto diverso da quello che accade in altri Comuni della Sicilia, dove le amministrazioni locali impiegano indisturbatamente denaro pubblico, per finanziare sagre paesane e progetti, di dubbia utilità, con lo scopo occulto di sponsorizzare in maniera subliminale l’immagine di sindaci e presidenti del consiglio.
Bisogna sostenere quei bisogni che corrispondono all’occupazione ed alla stabilità, all’implementazione delle attività produttive legate al territorio, agevolata dalle tecnologie avanzate, che possono fare leva nei diversi settori di intervento. Bisogna tutelare il territorio e garantire lo sviluppo reale delle sue risorse, escludendo ogni sorta di sfruttamento sfrenato e dissociato, favorendone dunque l’integrazione tra ambiente e popolazione.
Ma se la politica non vuole tutto questo, sta alla gente lottare per ottenere il conseguimento reale della soddisfazione di questi bisogni, contrastando la “cattiva amministrazione” e fare in modo che essa non soggioghi l’uomo, quale “cittadino” tenutario del diritto di esercitare il controllo sull’operato nefasto di quei soggetti, i quali, una volta ottenuta la delega di rappresentanza nei parlamenti nazionale e regionale, volgono lo sguardo altrove, seguendo solo la scia del loro “principe”, comportandosi asetticamente e privi di ogni personale convinzione.
Ho motivo di ritenere che la democrazia contemporanea sia la tomba della libertà e della autodeterminazione dei popoli, poiché ottunde il diritto di cittadinanza e di socialità, in quanto con essa è stato concesso troppo spazio alla delega. Delegare in assoluto vuol significare precludere la partecipazione diretta dell’individuo al processo di sviluppo delle sue pulsioni, le quali nascono nell’esperienza creativa della personalità umana, all’interno dei molteplici contesti sociali, culturali ed economici. Tuttavia, giacchè oggi la democrazia è il solo luogo in cui si intrigano passioni vere ed interessi biechi, nel quale l’uomo vive l’esperienza sensibile e quella reale, sta in essa la necessità di ricercare gli strumenti idonei a definire i percorsi più congrui e corretti, attraverso i quali abbattere la logica del profitto e progredire alla luce dello sviluppo concreto nel rispetto dei bisogni e delle necessità.

Nello Russo