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Davide Cristaldi, del Comitato Due Sicilie sui tradimenti siciliani

Gentile Direttore,        
le scrivo in merito al discorso sui “tradimenti” presente all’interno dell’articolo, perchè reputo non corretti alcuni esempi da lei riportati.       
Prima di entrare nel merito, è necessario stabilire esattamente il significato di “tradimento”: spero che anche lei convenga che i “traditori” sono coloro che per compenso o per interessi personali arrivano a “vendere” ad uno straniero o ad una nazione estera, il proprio Stato.
A quei tempi la nazione legittima e riconosciuta da tutte le nazioni civili del mondo era il Regno delle Due Sicilie, così come i sovrani, i Borbone, erano legittimamente riconosciuti come suoi regnanti .
Assodato che tale situazione era assolutamente nel diritto, si può dire tranquillamente che ogni azione volta a destabilizzare quest’ordine, poteva essere definita “tradimento” e non il contrario come lei afferma.

Probabilmente il suo errore è dovuto dal fatto che lei prende per assodato che la Sicilia sia una nazione a se e non unita al Sud continentale, ed i Borbone non ne erano i legittimi regnanti: questo tipo di riconoscimento invece lo aveva il Regno delle Due Sicilie ed i siciliani ritenevano tale nazione la loro Patria.

Seguendo questo mio ragionamento, che credo sia legittimo, posso tranquillamente affermare che i veri traditori siano coloro che nel 1848 organizzarono la distruzione del Regno delle Due Sicilie: a conferma lo scopo finale del tradimento è del’appoggio militare che l’Inghilterra diede al breve governo siciliano nel breve periodo 48-49 (con lo scopo di prenderne il controllo, come avvenne per Malta o per l’India) nel corso del quale la Sicilia non fu mai riconosciuta dalle altre nazioni come stato indipendente separato dal Sud continentale.

Ma chi ha già tradito, in genere lo fa di nuovo, infatti la maggior parte delle persone che parteciparono ai moti del ‘48, ce li ritroviamo a svendere la Sicilia ai piemontesi, come appunto il traditore Crispi.

In ogni caso la Storia è fatta di tradimenti e la storia della Sicilia ne è piena, perché c’è sempre qualcuno che per soldi o per bramosia di potere mette a repentaglio la propria nazione, il problema che le ripercussioni di quando ciò avviene in Sicilia sono maggiori di quando non avviene altrove.

Cordialità
Davide Cristaldi       
Comitato delle Due Sicilie

Egregio Cristaldi,

si, in effetti il mio articolo parte da un presupposto e cioè “Sicilia indipendente”. Troppe volte nella sua storia l’Isola è stata oggetto di baratto tra potenti. Più o meno come avviene con le cariche politiche dopo l’avvento di un certo Cencelli. Tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. In mezzo il popolo di Sicilia comuqnue oppresso.

Anche la storia che sotto i borboni la Sicilia era florida sembra una barzelletta. La Sicilia è nazione e dovrà diventare nazione indipendente. Sia con i Borboni, che con i Savoia ed infine con la Repubblica italiana per la Sicilia nulla è cambiato, è sempre stata colonizzata e sfruttata.

Non si tratta di restaurare il passato, ma di instaurare un percorso, anche comune con altre regioni, per raggiungere l’indipendenza che non esclude, a priori, la federazione con l’Italia.

Canada e Australia, solo per fare due esempio mondiali, sono stati indipendenti anche se riconscono alla Regina d’Inghilterra il titolo di Capo dello Stato “onorario”.

Giusto per ricordare un passato comune, nient’altro.  

Michele Santoro
Direttore