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Mafia e Carabinieri. Silenzio dalla politica siciliana

[1]E’ strano come l’articolo di Giorgio Bocca abbia sollevato una mare di polemiche eppure, le sue affermazioni sono la chiave di lettura della situazione sociale e politica italiana. Drogate ed inquinate dalla la mafia, le istituzioni italiane sono al limite del collasso sociale e vicine all’implosione.

E’ impossibile a chiunque benpensante poter affermare che le istituzioni italiane siano immuni da inquinamento mafioso e neppure la Benemerita può definirsi esente considerate le inchieste e le condanne di alcuni suoi uomini. Ma i Carabinieri, così come la Polizia, hanno la capacità e la forza di estirpare le mele marce dal loro mondo. Lo hanno fatto e continueranno a farlo da soli e questo fa dei Carabinieri, a differenza della politica, un corpo quasi estraneo al sistema deviato italiano.

Tra il popolo e i Carabinieri c’è amore e odio che ha origini lontane, ma paradossalmente c’è nel comune senso civico dei cittadini , un sentimento di rispetto per gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri.  

In Sicilia l’Arma ha avuto quasi un ruolo sociale al di là dell’uso sconsiderato degli uomini che il governo di Roma  fatto in Sicilia non solo per la lotta alla criminalità organizzata.

E’ difficile dimenticare come i Carabinieri Reali abbiano avuto un ruolo predominante nelle repressioni organizzate dallo stato italiano in occasione degli stati d’assedio dichiarati in Sicilia nel 1862, nel 1863,

I Vespri della vergogna [2]

I Vespri della vergogna

nel 1866, nel 1894 e quindi nell’immediato post guerra nel 1945. Ed ancora, non si possono dimenticare le offensive operazioni militari denominate “I Vespri Siciliani”.

Al di là del fatto che di Vespro in Sicilia c’è ne è stato un solo e quindi è IL VESPRO SICILIANO e non I Vespri, lo stato italiano ha voluto umiliare la Sicilia offendendo con una operazione militare e di controllo del territorio isolano, con un momento di alto orgoglio siciliano. Ed i Carabinieri ne facevano parte.

Il Vespro [3]

Il Vespro

I Carabinieri hanno perso di umanità ma nessuno, penso, potrà dire che il suo  complesso mondo fatto di oltre centomila uomini, leali e fedeli, abbia stretto un patto di coesistenza con la mafia e che lo abbia fatto per viltà, come appare dall’articolo di Bocca.  

Rilevo l’anomalia dell’assenza di una presa di posizione , o più semplicemente solidarietà all’Arma da parte della politica siciliana, visto che spesso e talvolta a sproposito, viene esternata a politici sotto inchiesta, perfino per fatti di mafia.    

Il reciproco evidentemente non vale …