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La mafia e le intimidazioni. Due cose che non fanno match, e l’antimafia fa più danni della mafia

[1]Gli inglesi sono sbrigativi e forgiano modi di dire che danno subito l’idea di quello che si vuole dire “do not make a good match”, che tradotto in italiano, sta a significare che non stanno bene “insieme”.

In questi ultimi tempi si starebbe  evidenziando in Sicilia il rituale delle intimidazioni e delle minacce e subito, come di prammatica, si alza il polverone dell’antimafia e cominciano i rituali opposti: quelli dell’antimafia, fatti di solidarietà  e prese di posizione.

In questi giorni nel trapanese si parla molto delle intimidazioni che avrebbe ricevuto il capo della squadra mobile di Trapani, Giuseppe  Linares e, quasi immediatamente dopo, è uscita la notizia che la mafia stava o preparando un attentato al magistrato Roberto Piscitello, ora capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Alfano.  La cosa strana in questo caso è che la notizia di questi preparativi esce a distanza di un anno da quando sarebbe stata appresa dagli inquirenti.

Una notizia datata quindi e per certi aspetti è la conferma che se  la mafia, o almeno quello che appare essere la mafia – e su questo abbiamo forti dubbi perché come già più volte detto nel calderone della mafia viene messo di tutto e di più – decide di uccidere non lo manda a dire, agisce e non invia avvisi.

Si ha la netta sensazione che tutto quanto succede in questa terra di Sicilia debba essere per forza “mafia” e la cosa appare quantomeno ridicola.

Se, come riportato da relazioni ministeriali e da qualificati enti di studio, la mafia ha un vorticoso giro d’affari di 120 miliardi di euro l’anno, circa 320 milioni di euro al giorno, può un business del genere essere riconducibile a personaggi della statura di Provenzano, Matteo Messina Denaro, o ai Rallo di Marsala?

Noi nutriamo più di qualche dubbio ed abbiamo la netta impressione che l’antimafia stia procurando alla Sicilia più danni di quanti non ne procuri la mafia stessa.

Ci permettiamo di riproporre una parte di una lettera di Beppe Gandolfo, Coordinatore provinciale  dell’associazione Libera di Trapani:  “… Mercoledì mattina (4 aprile 2007) l’ennesima operazione di polizia è stata portata a termine dalla Squadra Mobile di Trapani, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dalla Procura della Repubblica di Trapani; quando a muoversi sono uomini come Giuseppe Linares, Roberto Scarpinato ed Andrea Tarondo sono … guai per i mafiosi ed i colletti bianchi corrotti.       
Ancora una volta è emerso “il blocco”.    
“.

Un gruppo di potere, formato da esponenti mafiosi, rappresentanti della più qualificata imprenditoria e da esponenti della politica, avrebbe piegato negli ultimi anni la democrazia economica di Trapani.   
Le rivelazioni di un imprenditore-pentito e le intercettazioni hanno svelato come i boss siano andati a braccetto con i politici per concludere affari cambiando regole e piani amministrativi.
Ancora una volta si parla dell’intreccio tra l’imprenditoria, la mafia e la politica.
L’indagine della Squadra Mobile di Trapani colpisce in modo trasversale il mondo politico trapanese.

Cosa nostra ha dimostrato ancora una volta di essere riuscita a fondersi con la società civile e l’imprenditoria; la strategia è sempre quella: operare nell’ombra privilegiando il consenso della gente; la vocazione? Coltivare i rapporti con le istituzioni e con la massoneria. E un grande impulso alla penetrazione mafiosa nelle istituzioni, è storia recente, lo hanno dato gli americani sbarcando in Sicilia con l’aiuto della mafia “espatriata” negli Usa e mettendo a capo delle amministrazioni locali mafiosi, e delinquenti che hanno collaborato con il governo americano.
Roberto Scarpinato ha utilizzato una citazione di Hegel: “il demonio si vede bene nel dettaglio” e poi ha aggiunto che “gli specialisti della violenza materiale avrebbero vita e storia breve se non ci fossero le persone della borghesia, della politica e dello Stato a sostenerli. Coloro che hanno fatto le nostre stesse scuole e coloro che siedono nei nostri stessi salotti

 Lo stesso magistrato della DDA Roberto Scarpinato, fortemente impegnato nella battaglia contro la mafia, indica con chiarezza cos’è e dove si annida questa organizzazione che fattura miliardi di euro all’anno. 

Ed allora, per meglio chiarire il nostro pensiero, e considerato che la mafia è riuscita a fondersi con la società civile e l’imprenditoria e che la strategia è sempre quella, operare nell’ombra privilegiando il consenso della gente, con la vocazione di coltivare i rapporti con le istituzioni e con la massoneria, pensiamo di essere nel giusto se affermiamo che le intimidazioni e le minacce non vanno per niente a braccetto con la mafia, anzi. 

La quiete dell’ombra, l’anonimato e il tranquillo scorrere della vita sono gli elementi fondamentali per mafia e massoneria che si sono fuse con la società civile, con l’imprenditoria, con la politica e con tutte le istituzioni dello stato.

 E la provincia di Trapani è la punta dell’iceberg di una società inquinata. Ma questo i magistrati lo sanno bene, è solo l’antimafia e, come ricordato Beppe Galfano,  “…Talvolta alle commemorazioni partecipano politici che non hanno mai mosso un dito contro la mafia; ci sono coloro che un giorno “subiscono” i voti mafiosi ed il giorno dopo si dichiarano ricreduti e conseguentemente pronti a passare dall’altra parte della barricata.   
Chi un giorno solidarizza con i colleghi politici che definiscono i collaboratori di giustizia “‘nfami” e le forze dell’ordine “sbirri” ed il giorno dopo solidarizza con chi si spende ogni giorno perché la legalità trionfi”.

Le manifestazioni di solidarietà appaiono come un rituale “religioso” e fanno più danno di quanto non ne fa la mafia. Il mese scorso, una gioviale manifestazione estiva del Comune di Marsala, che prende il nome dalle famose notti bianchi di Roma ed inserita nel palinsesto, è stata dedicata alla legalità ed alla solidarietà al capo della squadra mobile di Trapani, Linares e al dr. Piscitello, capo di gabinetto del Ministro di Grazia e Giustizia Alfano.

 Trattandosi di una notte bianca, molti cittadini vi hanno partecipato anche per le molteplici attività anche culinarie che erano previste e per la possibilità di passare una serata tranquilla e serena in centro.

Ma subito si è parlato al successo di partecipazione alla solidarietà quando la partecipazione era per la maggior parte, o totalmente, dovuta alla “festa della notte bianca”.

Viene da chiedersi quanti, tra politici, appartenenti alle istituzioni dello stato, professionisti, imprenditori e semplici cittadini che non hanno mai mosso un dito contro la mafia e quanti di quelli “subiscono” i voti della mafia salvo ricredersi il giorno dopo, hanno indossato le magliette pro Linares e pro Piscitello, concesse dall’Amministrazione comunale?   

Noi dell’Osservatorio ci dissociamo da queste manifestazioni perché inutili e soprattutto controproducenti perché danno al cittadino la sensazione che la mafia, o almeno quella che ci vogliono far credere, risorga ogni volta come la fenice, mentre quella dei salotti, dei colletti bianchi, dei politici, degli uomini di stato, dell’imprenditoria e della società civile ben organizzata dalla massoneria, cioè la MAFIA, opera nel silenzio delle istituzioni dello stato. 

Il nostro grande sospetto è che questa “cosa”, chiamata mafia, sia nient’altro che uno strumento “parallelo” dello stesso Stato, almeno di una sua parte “deviata” se vogliamo, buono per tenere a bada le regioni sconfitte e annesse al Nord Italia e allo stesso tempo ricoprirle di un marchio di infamia che ne impedisca qualunque tentativo di riscatto. Il nostro grande sospetto è che senza la “dominazione” italiana sulla Sicilia la “mafia spa” (e la consociata “antimafia spa”) andrebbero rapidamente in liquidazione per mancanza di oggetto sociale. 

Per fortuna la Sicilia si sta sbarazzando nei fatti e da sola da questa pesantissima ipoteca, con una rivolta morale che parte dal basso e che si fonda sull’onesto vivere e lavorare di ogni giorno di migliaia e migliaia di lavoratori ed imprenditori della nostra Terra.