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A Proposito di Province e Prefetture in Sicilia

...secondo interessi [1]

...secondo interessi

Con telegramma del 6 dicembre 1926, S. E. Benito Mussolini, capo del Governo, ufficialmente annunciava: «Oggi su mia proposta, il Consiglio dei Ministri ha elevato questo Comune (Enna) alla dignità di capoluogo di provincia…».  Così, Castrogiovanni, l’antico borgo di Napoleone Colajanni, illustre uomo politico di radici socialiste, a cui il duce volle fare un omaggio postumo, divenne capoluogo riprendendo l’antico nome romano di Enna. E mentre ci si appresta a festeggiare l’80° anniversario dello storico evento, sembrerebbe che, in forza dell’art. 33 della Finanziaria 2007 che mira a «razionalizzare la presenza sul territorio del Ministero dell’Interno », Enna rischi di essere mortificata e declassata perdendo (assieme ad altri capoluoghi che non superano i 200.000 abitanti) Prefettura, Questura e Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Aspri i commenti dei cittadini, e in particolar modo del presidente della Provincia, Cataldo Salerno (Ds): «È un governo dilettante,… non solo i settanta impiegati della Prefettura resteranno senza occupazione, ma se la Questura diventa commissariato è chiaro che i commissariati saranno solo posti di polizia. Ho al Presidente della Repubblica, perché questa è una visione mercantile dello Stato che porta alla disgregazione, al dissolvimento, alla perdita di autorevolezza…».

Ma Enna, a differenza delle altre città capoluogo, non perderebbe l’amministrazione provinciale per il semplice fatto che l’ente provincia dipende dalla Regione Siciliana, e solo alla Regione spetta il potere di decretarne lo scioglimento.

In Sicilia le province continuano ad esistere in deroga (leggasi in barba) all’art. 15 dello Statuto di Autonomia speciale, che al primo comma recita: «Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana», e continua «L’ordinamento degli enti locali si basa, nella Regione stessa, sui Comuni e sui Liberi  Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria». In pratica, secondo lo Statuto, le province siciliane non dovrebbero esistere; invero continuano a vivere con la qualifica di “Province Regionali”, quale emanazione del Governo siciliano, di cui esercitano il “potere decentrato”. Infatti, il legislatore regionale, in virtù della norma statutaria citata (art. 15), ha istituito i  «Liberi  Consorzi» – L. R. n° 16 del 15 marzo 1963 – e successivamente, intervenendo con la legge n° 9 del 1986, ne ha cambiato il “nomen iuris”, definendoli “Province Regionali”.

Ora, se il Governo nazionale si permette di mortificare i cittadini ennesi e tutti i siciliani, riteniamo che sia legittimo protestare contro l’ennesimo  “scippo”, ma occorre farlo in maniera chiara, consapevoli e coscienti su quelle  che sono le prerogative dei siciliani sancite dallo Statuto Speciale, che è parte integrante della Costituzione Italiana.

Sollecitiamo, dunque, il Governo regionale, e i 90 deputati dell’Ars, a chiedere, con forza, l’immediata applicazione  del nostro strumento giuridico. Ciò, ci potrà consentire di confrontarci in maniera paritetica con il Governo italiano e, quindi, definire una volta per tutte, competenze e regole amministrative.

Paradossalmente, Prodi toglie la Prefettura a Enna, ma nessuno sa che in Sicilia, proprio per la specialità dello Statuto e fino a prova contraria, le Prefetture sono e rimangono abusive (sic!).

Salvatore Musumeci