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Amianto. Il Comandate Nobili dell’U.S.C.L.A.C. / U.N.C.Di.M, sulla direttiva del Ministro Sacconi

Presidente Nobile, è soddisfatto del della direttiva del Ministro della Sanità sulla questione amianto?

La direttiva 14 luglio 2009, “procedure di accertamento dell’esposizione all’amianto per il settore marittimo”, che il Ministero del Welfare ha inviato al Direttore Generale per le attività ispettive del Ministero, al Direttore Generale per le politiche previdenziali  e al Commissario straordinario dell’IPSEMA, costituisce un passo fondamentale per la soluzione del problema per cui ci siamo fortemente impegnati  ma sembrerebbe risolvere solo i casi degli imbarchi alle dipendenze di Società di Navigazione non più esistenti. 

Quali proposte quindi per la soluzione generale della questione amianto? 

Fermo restando che bisogna comunque lavorare per “chiudere” complessivamente tutte le situazioni ancora non risolte anche a causa di norme di legge che dovrebbero cambiate per dare risposta concreta a tutte le problematiche in atto, la Direttiva del Ministero della Salute apporta significative novità e quindi come   U.S.C.L.A.C. / U.N.C.Di.M, cercheremo di permettere permettere una più aderente e corretta applicazione della normativa stessa. 

Va considerata l’atipicità del lavoratore marittimo, precario per definizione, comporta che nel corso della propria vita lavorativa finisce con il cambiare spesso il datore di lavoro. Orbene l’art. 373, comma 1°, del Codice della Navigazione fissa in due anni dallo sbarco la prescrizione di ogni diritto derivante dal contratto di arruolamento (contratto di lavoro marittimo). Ciò comporta che in moltissimi casi, avendo impiego con altro Armatore, il lavoratore marittimo finirebbe con il non potere disporre del curriculum lavorativo utile alla certificazione da parte di Società di Navigazione ancora esistenti. Riteniamo che anche questa ipotesi debba essere inclusa nel concetto di “impossibilità a reperire il curriculum lavorativo” e, conseguentemente, quale previsto nella casistica della certificazione con validazione dell’estratto matricola mercantile e/o del libretto di navigazione autenticato.

Inoltre, molti marittimi hanno consistenti periodi di lavoro in navi disarmate (c.d. comandate) per lavori programmati o in allestimento perché appena varate. Tali periodi di lavoro, soggetti ad assicurazione IPSEMA e non INAIL, non vengono annotati nei libretti di navigazione e nemmeno negli estratti matricola, anche se l’avviamento al lavoro avviene per il tramite del collocamento marittimo. Riteniamo che allo scopo debbano farsi valere gli estratti conto INPS in cui si leggono le matricole aziendali attribuite con riguardo al contratto di lavoro applicato al lavoratore oltre che identificanti il datore di lavoro.

Ed infine, una consolidata giurisprudenza ha validato gli estratti matricola mercantile quali curriculum lavorativi utili allo scopo, anche per imbarchi con Società di Navigazione ancora esistenti e per diritti ancora non prescritti ai sensi dell’Articolo 373, comma 1, Codice della Navigazione. I Giudici nell’emettere le Sentenze d’Appello hanno adottato il criterio della certezza del rischio a seguito di opportune indagini condotte per il tramite dei C.T.U. Il riferimento delle Sentenze emesse è per gli imbarchi su navi costruite prima del 1985, anno in cui fu fatto divieto di utilizzo del pericoloso materiale a bordo delle navi in costruzione, ed effettuati sino a gennaio del 2000, epoca in cui il D.L. 271/99 rese obbligatoria la bonifica dell’amianto su tutte le navi di bandiera in esercizio. Riteniamo che l’iter di semplificazione introdotta dal Ministero del Welfare con la direttiva del 14 luglio 2009 debba includere anche gli imbarchi appena trattati.

La strada intrapresa dal Ministro Sacconi va nella direzione giusta, e va considerato un punto di partenza perchè bisogna continuare a lavorare affinchè la problematica relativa all’esposizione all’amianto da parte dei lavoratori marittimi imbarcati, venga definitivamente risolta così da permettere alla categoria di poter vedere riconisciuti i propri diritti alla salute.