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SANITA’. Le nostre previsioni erano esatte. Il 118 verso una (af)fondazione siciliana

[1]Le nostre più fosche previsioni sul futuro del già dissestato bisonte siciliano del 118 si stanno rilevando esatte, si va verso una (af)fondazione siciliana pubblica tra Regione Siciliana e Croce Rossa Italiana.

Le nostre previsione nell’articolo del’8 giugno scorso  118 in Sicilia. Verso una (af)fondazione CRI siciliana? – http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/5878/118-in-sicilia-verso-una-affondazione-siciliana/ [2]). Tutto preordinato e l’indicazione “organismo a totale partecipazione pubblica” non si prestava ad equivoci. Nelle dichiarazioni di Russo del tempo non erano stati indicati i soggetti che avrebbero dovuto far parte di questa (af)fondazione) ma è apaprso subito chiaro il percorso e gli accordi che molto probabilmente erano stati già da tempo presi con la CRI, commissariata, citata da Russo.

L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, ha firmato uno schema di decreto che fissa le nuove linee guida per il servizio di emergenza urgenza 118.

Il decreto, che è già stato inviato al Ministero per la necessaria validazione e alla commissione sanità dell’Ars, prevede che la gestione del trasporto sanitario terrestre venga affidata a un organismo pubblico (una fondazione) costituito tra la Regione e la Croce Rossa Italiana che assicurerà il livello occupazionale dei lavoratori impiegati presso la Sise alla data del luglio 2008.

Nel decreto viene previsto che entro dicembre del 2009 sarà già operativo il progetto di informatizzazione delle centrali operative 118 di Palermo e Catania, con il collegamento in rete di tutte le strutture sanitarie ospedaliere: ciò consentirà di verificare, attraverso indicatori di qualità, l’efficienza e l’efficacia del sistema 118.

Si prepara quindi un nuovo e colossale carrozzone e considerato che la CRI non naviga in buone acque gestionali, ma c’è da capire come può essere possibile pensare ad una (af)fondazione tra Regione Siciliana e Croce Rossa Italiana quando quest’ultima ha l’obbligo di “intervento” in tutto il territorio nazionale. Infatti,  pur nella finzione giuridica di una sua presunta totale autonomia dalla CRI non può in ogni caso essere considerata: “come esercitante la propria attività esclusivamente nei confronti della Regione siciliana e nel relativo ambito territoriale” anche in considerazione che tale fondazione è costituita e partecipata nel consiglio d’amministrazione da un ente pubblico non economico a livello nazionale.

Ma vi è anche da considerare che la CRI in regime di commissariamento l’eventuale trasformazione di una parte della CRI regionale in fondazione, sarebbe decisa da una sola persona con buona pace della democrazia. e ove si consideri che l’amministrazione della fondazione, sfugge al controllo delle assemblee dei soci CRI, l’assemblea regionale CRI e l’assemblea nazionale CRI approverebbero tale “ideata” considerato che già in CRI non sembra che le cose in questo momento funzionino bene e sono presenti all’interno della struttura “tensioni” non di poco conto?  

Ci vengono spontanee tre domande:

. il Commissariamento è stato un viatico a questa operazione ?
. dove sta l’interesse ?
. a chi farebbe comodo questa anomalia tipicamente “italiana”?