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Università: Lombardo chiude gli occhi e protesta contro le classifiche

[1]“La valutazione sulla qualità delle università italiane, che vede quelle del sud agli ultimi posti della graduatoria, non è l’ennesima prova dei nostri ritardi, quanto il tentativo di colpire in maniera strumentale i nostri atenei utilizzando carte truccate”. Questo il commento del Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, sui dati apparsi oggi sulla performance degli atenei siciliani.

Secondo Lombardo “Gli elementi di giudizio che portano a tali valutazioni si fondano sulle valutazioni di un ricerca risalente al 2003 e da criteri che sono  irraggiungibili per questi atenei.

Il presidente Lombardo invece di chiedersi come mai per le università del nord, e anche qualcuno del sud, i criteri e le valutazioni danno risultati eccellenti e per le università siciliane, assolutamente deficitari. Se le carte sono truccate come dice, sono truccate anche per le università siciliane!!

Pensiamo che da tempo Lombardo non ha notizie sul (non)funzionamento delle università siciliane e probabilmente non vuole accettare il fatto che le università siciliane sono l’immagine della REGIONE, intesa come istituzione nel suo complesso. Elefantiache, clientelari, disorganizzate e con docenti non sempre all’altezza delle situazioni.

Un attento esame di coscienza sarebbe più opportuno invece di protestare inutilmente sapendo che la situazione è così come lui non vuole vederla. Dovrebbe chiedersi quanto vale un 110 e lode alla statale di Palermo in confronto a quella di Trento, oppure della LUMSA o della LUISS. Perchè un laureato del nord mediamente trova impuiega nel giro di sei mesi un anno, più o meno il tempo che impiega un laureato della LUISS o della LUMSA mentre un laureato all’università di Palermo o Catania aspetta, sempre che vada bene, minimo tre anni per un posto.

Si convinca Lombardo che le  università siciliane sono come un rotolo di carta igienica che tutti sdrotolano per loro “uso e consumo”, inutile protesta contro la realtà.    

Invece di tranquillizzare i rettori promettendo attenzione (leggasi contributi) a fondo perduto secondo il più classico metodo siciliano, se davvero volesse istituzionalmente intervenire, agisca, nei limiti di quanto la legge gli consente, per eliminare baronie, sprechi e disorganizzazione, e per cercare di cambiare il sistema siciliano delle università che, purtroppo per i siciliani è fatto di mediocrità. I dati sono lì a dimostrarlo,  inutile protestare e proteggere contro ogni logica il disastro universitario siciliano.