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Messineo: l’agenda rossa di Borsellino non fu presa dai boss. Non dice nulla di nuovo

[1] ”Per quello che e’ la mia esperienza nel periodo di Caltanissetta durante il quale ci siamo occupati di indagini sull’agenda rossa di Paolo Borsellino, credo di potere concordare con il procuratore Sergio Lari: i segnali che emergono indicano una sottrazione non a favore della mafia che peraltro avrebbe ricavato ben poco profitto dalla lettura dall’agenda di Borsellino”.

Questo è quanto ha dichiarato ad Adnkronos il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo tornando a parlare del mistero dell’agenda rossa.

Secondo quanto afferma il procuratore, l’agenda rossa sarebbe stata sottratta ”semmai da altri o da diversi ambiti che avrebbe sì potuto ricavare qualche elemento importante dalla lettura dell’agenda”.

Sempre Messineo, afferma  ”Se e’ vero che nell’agenda rossa c’erano annotati elementi relativi alla cosiddetta trattativa tra lo Stato e la mafia, e’ chiaro che questi elementi interessavano marginalmente la mafia ma potevano interessare altri e diversi ambienti”.

Una dichiarazione importante quella di Messineo ma la domanda che spesso viene inutilmente riproposta è: come mai tanti fili pendenti e tanti fatti anomali nell’inchiesta” sono rimasti pendenti ed anomali ?

Se lo stato, attraverso suoi referenti istituzionali quali possono essere stati elementi dei servizi segreti, ha trattato con i boss locali del primo livello, sarà molto difficile che la verità possa mai venire a galla considerato che il così detto secondo e terzo livello, cioè la mafia vera, quella degli insospettabili, non quella dei ricercati eccellenti e capi rioni, è parte dello stato ed inserita saldamente nella politica, nella finanza, nelle banche, nelle assicurazioni, nelle istituzioni nazionali, regionali, provinciali e comunali nessuna esclusa, compresi anche settori dell’antimafia.