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 amicopaolo ha scritto il 19 Luglio 2009 13:21

Egregio Direttore, è vero che non basta ricordare, infatti, prima bisognerebbe capire.
La mafia siciliana è quella che ha descritto il nostro giornalista Giuseppe Fava in una nota intervista del 1983 condotta dall’Emerito Enzo Biagi e dichiarava: “Ho avuto l’onore di intervistare il capo della mafia “GENCO RUSSO”. Spiegava che quella mafia siciliana era un fenomeno limitato a governare i problemi della delinquenza nel rispetto della popolazione e dell’ordine pubblico. Insomma, era un fenomeno che nasceva come sistema di potere contro le ruberie ai ricchi e contro i medesimi per le soverchierie alla popolazione e per questo era molto influente nei nostri territori. Spiegava che la mafia del dopoguerra cominciava a snaturarsi mettendosi al servizio dei governi e delle segreterie dei partiti Nazionali che la usavano come arma e potere per governare la Sicilia e per le loro nefandezze e comunque rendendoli Stato nello Stato nella nostra Regione. Spiegava che non erano quello che noi immaginavamo e che nel panorama dei poteri Nazionali non contavano nulla e i veri manovratori e boss si trovavano nei vertici del governo e non sono mafiosi siciliani.
Se noi non saremmo, morfinizzati dalle continue campagne di propaganda mediatica e diversiva supportata dai nostri politici infami e traditori, ci renderemmo conto che tutti i morti e le stragi che ha commesso la mafia hanno avuto come bersaglio solo quelli che denunciavano e capivano questa verità fatta di canali bancari che inesorabilmente avrebbe portato a rivelare i veri manovratori della mafia e agli autentici protagonisti del malaffare che regna in Italia dal dopo guerra a oggi e che comunque ha origini ben più lontane.
L’elenco degli eroi uccisi per mano della mafia è troppo lungo, ma sono stati vittime di uno Stato traditore e noi siciliani non gli facciamo onore finché non capiamo, compresi i parenti delle vittime che fanno antimafia per gli stessi che hanno deciso l’uccisione dei loro cari, che siamo tutti pupi, plagiati dai colonizzatori che usano il professionismo dell’antimafia per impegnarci in una guerra fratricida e non per combatterla. D’altra parte hanno fatto sempre così, infatti, si comportano come da loro manuale.
Solo un popolo drogato come quello siciliano può credere che i Corleonesi capitanati da un uomo analfabeta come Totò Riina potesse creare, gestire e riciclare un’ impero da 100 miliardi di euro l’anno.
Solo un popolo drogato come quello nostro è capace di farsi organizzare in associazioni di “società civile” improntata in una guerra fratricida con lo scopo di continuare a farci sottomettere dai nostri colonizzatori, invece di organizzarci e andare nei palazzi del Governo Romano e facendo di tutto per imporre ai Giudici Antimafia di oggi (non miopi ma strabici) che vadano a indagare nelle banche delle Regioni del nord visto che è per questo che i nostri “GIUDICI EROI” sono morti.

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