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Bravo presidente Napolitano. Dopo sessanta anni di politica si accorge che bisogna superare gli squilibri tra nord e sud

[1]Il rapporto Ismez ha fatto emergere la pochezza della clase politica italiana sulla questione meridionale che è aperta da oltre un secolo. “Eminenti” economisti molti dei quali politicizzati, politici e cariche istituzionali continuano a parlare e a teorizzare quello che non hanno saputo fare durante il loro lungo corso politico.

Con l’avvento della repubblica il meridione, per una chiara scelta di continuità con la disastrosa politica savoiarda che ha defraudato il sud di tutte le sue ricchezze a favore del nord, ha subito un repentino aggravamento della situazione economica, infrastrutturale e anche culturale.

La presa di posizione del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, appare ad un attenta analisi, quasi un beffarda riedizione di quanto dichiarato da Alcide De Gasperi nel lontano 1947″ …  è certo che abbiamo piena coscienza che specialmente per il Mezzogiorno occorre provvedere in quanto è necessario equilibrare una fatale deficienza che avviene quando cerchiamo in qualche misura di sostenere l’industria meccanica del Nord e conguagliamo le esigenze del Mezzogiorno’.       

Ed ancora discorso al Senato della repubblica il 2 luglio 1948, replicando al senatore  Mancini: ‘Non è esatto che chi non sia nato nel Mezzogiorno non ha cuore per comprenderne la situazione e per portarvi rimedio. Magari fosse vero! Tanti uomini politici del Mezzogiorno hanno governato l’Italia, e se fosse stato il cuore e il sentimento chissà il Mezzogiorno come si troverebbe! Spero che la comprensione delle esigenze del Mezzogiorno diventi e sia una comprensione nazionale, perché noi vogliamo favorire il Mezzogiorno, anche perché il nord ha bisogno del Mezzogiorno’.

Ma questi sono discorsi politici di politici per la gente comune. Il vero messaggio politico italiano del secondo dopoguerra, mai peraltro espressamente enunciato, ricalcava e ricalca la politica di Cavour.

Pieno zeppo di debiti , la soluzione savoiarda è stata quella di saccheggiare le casse meridionali piene zeppe d’oro mentre al nord circolava “la lira! di carta senza “copertura e quindi senza valore, per poter ripianare i debiti con l’ente di emissione della carta straccia della Banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà di Diavolo, Bombrini, Bastogi e Balduino, divenuta poi …. Banca d’Italia)  e pagare i debiti della monarchia.

Cosa accade con la repubblica dei compromessi e della doppia cabina di comando: DC al governo e PCI sul territorio, specie al nord?

Semplice, basta leggere con attenzione le parole dello storico  Zitara: “La retorica unitaria, che coprì interessi particolari, non deve trarre in inganno. Le scelte innovative adottate da Cavour, quando furono imposte all’intera Italia, si erano già rivelate fallimentari in Piemonte. A voler insistere su quella strada fu il cinismo politico di Cavour e dei suoi successori, l’uno e gli altri più uomini di banca che veri patrioti. Una modificazione di rotta sarebbe equivalsa a un’autosconfessione. Quando, alle fine, quelle “innovazioni”, vennero imposte anche al Sud, ebbero la funzione di un cappio al collo. Bastò qualche mese perché le articolazioni manifatturiere del paese, che non avevano bisogno di ulteriori allargamenti di mercato per ben funzionare, venissero soffocate.        

L’agricoltura, che alimentava il commercio estero, una volta liberata dei vincoli che i Borbone imponevano all’esportazione delle derrate di largo consumo popolare, registrò una crescita smodata e incontrollabile e ci vollero ben venti anni perché i governi sabaudi arrivassero a prostrarla. Da subito, lo Stato unitario fu il peggior nemico che il Sud avesse mai avuto; peggio degli angioini, degli aragonesi, degli spagnoli, degli austriaci, dei francesi, sia i rivoluzionari che gli imperiali”.

La politica italiana repubblicana, con il grande apporto di una classe dirigente meridionale “collusa” con il sistema nazionale, ha seguito la stessa politica economica di Cavour continuando a mantenere il sud, ed in particolare la Sicilia saccheggiata di ogni propria risorsa economica, culturale, ambientale e storica, terra di interessi  trasversali della politica nazionale e della massoneria.

La Sicilia base di tutte le industrie del nord che sfruttando il territorio, il lavoratore e inquinano ambiente e territori, lasciano ai siciliani il disastro ambientale mentre i profitti sono a tutto vantaggio delle industrie. 

Centrali elettriche, raffinerie e industrie chimiche e cementifi sono dislocati, in aree di grande interesse ambientale. L’agricoltura è stata fatta fallire con politiche clientelari, la pastorizia quasi azzerata, il turismo mai veramente sfruttato, le infrastrutture “colpevolmente” lasciate tutte nel completo abbandono, i porti mai adeguati, le ferrovie al  90% a binario hanno tempi di percorrenza allucinanti.

Nessun governo nazionale, con la partecipazione assidua e fattiva della casta politica siciliana estrazione di quella democrazia cristiana non a caso “inventata” da un siciliano, per oltre sessanta anni ha attuato la politica savoiarda inventando di volta in volta programmi di sviluppo che alla fine favorivano e continuano a favorire solo il nord industriale.

Il sud e la Sicilia, si trovano in coma profondo non da oggi, ma da decenni, malgrado la truffa della cassa del mezzogiorno ed altre invenzioni che hanno rimpinguato le casse delle imprese del nord e fatto allargare il campo dell’assistenzialismo feudale che oggi attanaglia tutto il meridione.

E il presidente della repubblica, politico di lungo corso e che siede sugli scranni del Parlamento unitario dal lontano 1953, è stato parlamentare europeo, presidente della Camera dei Deputati e senatore a vita, oggi, scopre la questione meridionale e afferma la necessità di superare gli squilibri tra nord e sud.

E in questi quasi sessanta anni di politica, lui che è napoletano, che cosa ha fatto per il sud ?

Ecco la bella domanda che potrebbe però farsi a tutti quanti fino ad oggi hanno ricoperto e ricoprono cariche politiche nazionali e regionali.

Certo non al deputato regionale Cimino che con un comunicato ha dichiarato che  “La questione meridionale è un conto aperto da sempre, ma quello che mi preoccupa di più è la rimozione del problema e la mancanza di risposte di sostegno  e impegno per un futuro di sviluppo del Sud da parte del governo centrale”.

Ecco, è solo questione di soldi. Non di idee, di programmi di sviluppo. E’ solo dannatamente  una questione di soldi per incrementare i feudi ed il sottosviluppo culturale ed economico mentre si nega la possibilità a privati di portare avanti progetti di sviluppo seri con “capitali privati”.

L’ultima che da mesi si porta avanti in un mondo fatto di politicanti è il progetto sul cargo aereo in Sicilia per poterla fare uscire dall’isolazionismo in cui l’ha cacciata la politica nazionale e siciliana.

Ebbene, illustri politicamente e presidenti (politicizzati e politici) di società partecipate, riescono a frapporre anche quando è il privato ad investire.

Se è così che la politica vuole lo sviluppo del sud e della Sicilia, possiamo stare freschi ed aspettare che il presidente Giorgio Napolitano negli anni a venire ci ricordi che il sud “è squilibrato” rispetto al nord.

Mai un mea culpa!