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Inceneritori in Sicilia, il grande sogno di Berlusconi

[1]Era prevedibile ed è successo. La gara d’appalto europea per gli inceneritori, detti per convenienza politica e per gentile concessione a Enel ed altri interessati al CIP6, termovalorizzatori, è andata deserta.

La domanda che si pone ora è quale gioco e quale speculazione si starebbe attuando su questi impianti che sono la soluzione peggiore per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti senza emissioni di particelle nocive e senza “scarti” di lavorazione che come noto, per gli inceneritori non sono “inerti” e necessitano di un sito di stoccaggio. Più o meno come le scorie nucleari.

[2]Ma è il sogno di Berlusconi quello di incenerire la Sicilia quando esistono alternative più avanzate e tecnologicamente sicuri, ma con gli inceneritori i grandi gruppi industriali , Falck, della Waste Italia e della Sicilpower e dei grandi finanziari che stanno loro dietro, possono ottenere enormi ricavi a costo quasi zero e l’Enel, che acquisterà l’energia otterrà un prezzo doppio rispetto a quello di mercato. Come risultato generale si può dire che ai siciliani rimarranno i tumori e l’inquinamento ambientale oltre all’esoso pagamento dello smaltimento dei rififuti (si pagherà il prelievo e anche l’incerimento) agli imprenditori del nord ed alla finanza l’utile economico a rischio zero.

Perché dunque la gara è andata deserta? Chiaro, chi ha iniziato le strutture di morte hanno utilizzato tecnologie ormai superate e quindi oggi pensano di realizzano il massimo profitto sapendo a priori che tutto quanto da loro costruito è da demolire.

Se non ci fosse stato lo stop europeo, la politica italiana berlusconiana ci avrebbe regalato non solo gli inceneritori ma anche  il biglietto per il “paradiso” considerato che avrebbero costruirto ben 4 “chernobil”.

Adesso il Presidente della Regione Siciliana sembra intenzionato a stoppare il tutto e rimettere in discussione quanto, per spinte economiche e politiche interessate, è stato fatto e per questo penserebbe di imporre all’Arra un cambio di strategia. Tutto da rifare quindi in prospettiva 2011 quando saremo finalmente costretti ad attuare almeno il 65% della raccolta differenziata, pena pesanti sanzioni dall’Europa. .

Finalmente Lombardo ha parlato dei per i disastri ambientali di Melilli e Priolo, ma questo gli impone di non smentirsi assecondando il sogno di Berlusconi.

Non è chiaro a cosa si vuole arrivare ma sembrerebbe che finalmente si comincia ad aprire gli occhi dalla nebbia che il governo nazionale, Berlusconi e i gruppi industriali del nord, Enel compresa, avevano calato sulle soluzioni economicamente più convenienti, sicuri, che non emettono sostanze inquinanti e non producono scarti, quali gli impianti pirolotici ed anaerobici i cui residui di lavorazione, inerti, si utilizzano per la costruzione di strade.

Lombardo penserebbe a soluzioni che non emetterebbe PM10 e punterebbe sul metodo  “pirolisi”, con processo di “gassificazione”, a fiamma “fredda”.

Sembra che esistano due possibili soluzioni, tecnologicamente contigue, già diffuse sia in Europa che negli Stati Uniti: la “dissociazione molecolare” ed i termovalorizzatori  “a torcia al plasma” .

Un impianto “a dissociazione molecolare” di media capacità si presume costi per la sua costruzione almeno il 75% in meno di un inceneritore e tra manutenzione e costi di esercizio arriverebbe a circa 6 milioni di euro/anno  che sarebbero interamente coperti dal ricavo, ancora però tutto da quantificare, della vendita dell’energia elettrica.

Esistono però, come già più volte scritto, impianti pirolitici ed anaerobici che hanno il pregio di non produrre inquinamento e di costare poco sia come realizzazione che come costi di esercizio interamente coperti dalla vendita di energia e dei residui di lavorazione riutilizzabili, a differenza degli scarti “non inerti” degli impianti a dissociazione molecolare e degli inceneritori a torcia a plasma che devono essere stoccate come residui pericolosi come le scorie nucleari.

Ecco che questi impianti, tecnologicamente avanzati e sicuri, fonte di reddito e di manodopera, che non necessitano dell’obolo di stato, leggasi CIP6, non fanno comodo alle lobbies del nord Italia che spingono verso quelle soluzioni a loro più confacenti.

Gli occhi si starebbero aprendo e la nebbia governativa nazionale comincia a diradarsi ma ancora troppi dubbi gravano su queste operazioni che paiono sempre orientate da gruppi di potere dediti alla speculazione ed al guadagno sulla pelle dei cittadini.